HELIKON – Against The Algorithm

Pubblicato il 28/04/2026 da
voto
7.5
  • Band: HELIKON
  • Durata: 00:47:53
  • Disponibile dal: 20/03/2026
  • Etichetta:
  • Sorry Mom!

Poco meno di sei anni fa, nello scrivere la recensione di “Myth & Legends”, primo album rilasciato dagli Helikon, avevamo messo in evidenza le notevoli capacità della band bresciana augurandoci, proprio nelle righe finali, che i mezzi a disposizione manifestati nell’esordio in studio sarebbero stati ulteriormente valorizzati, con l’aggiunta di una maggiore volontà di rischiare sul piano della proposta globale. Una speranza che si è metabolizzata nel tempo in una concreta e solida realtà, modellando a dovere una formula thrash dichiaratamente di stampo americano – con i Megadeth eletti a principale fonte d’ispirazione – e trasformandola in un nuovo e moderno assetto dove l’istinto progressive ha deciso di sedersi al tavolo con il desiderio e la determinazione di spaziare il proprio ego musicale sul versante ‘-core’ del genere.
Segnali rigeneranti, già presenti tre anni fa nell’EP “Visions Of Dawn”, trovano oggi la definitiva e piena consacrazione in “Against The Algorithm”: un album stroboscopico, sia a livello artistico sia a livello emotivo, giocato sul continuo rimbalzo tra ritmiche possenti ed aperture melodiche, frantumate dalla benigna spigolosità del comparto strumentale, contemporaneamente alleggerite dalla limpida sezione vocale, con un Giacomo Merigo decisamente sugli scudi.

Disco intergalattico, anche e soprattutto per il tema che lo contraddistingue: ancora una volta infatti, come già affrontato nel menzionato EP, sono le cronache fantascientifiche di Isaac Asimov ad aver stimolato la mente di Davide Piazza (chitarrista e leader della band insieme al batterista Edoardo Scanzi) il quale, concentrandosi sul ciclo narrativo delle Fondazioni, ha deciso di soffermarsi, così da scriverne un album, sulla misteriosa figura del Mulo, personaggio chiave dei romanzi scritti dall’autore statunitense, in grado di condizionare l’essere umano, manipolandone i sentimenti.
Mulo, che incarna in tutto e per tutto l’avidità di potere e controllo, rispecchiando la sete di dominio che attraversa i secoli, arrivando sino ai giorni nostri, vestendo i panni degli ormai onnipresenti algoritmi, capaci di leggere e sfruttare i nostri angoli intimi e fragili, manovrando le nostre certezze e debolezze. Resistere è l’unica parola d’ordine, cercando di mantenere la stabilità della dimensione umana.
Una battaglia psicologica riflessa in “Against The Algorithm”, dove i riff scorbutici macinati in serie dal duo Piazza-Avanzato trovano la giusta e corroborante coesione con i ritmi estremi, bollati da continui break, sui quali fa il bello e il cattivo tempo la voce dello stesso Merigo, audace e cristallino narratore delle vicende del famoso Mulo.
Il caro e vecchio thrash metal d’annata, riemerso comunque nei brani più tirati (“Lose Control” e “Deception War”), è stato quindi sagomato in una forma più moderna e ragionata, avvicinandosi a nomi affini al metal-core (quasi djent) come i Tesseract, seguendo invece le orme prog di gruppi come Leprous e Fates Warning.

Il nuovo degli Helikon ci regala inoltre episodi più mistici, tecnicamente impeccabili, come l’opener “The Unseen Threat”, “The Mentaslist” e “The King” nei quali ci mostra chiaramente come la ricerca di una strada alternativa dalle precedenti soluzioni abbia trovato un punto fermo, mescolando a dovere stacchi nevrotici e passaggi più morbidi, quasi danzanti, sfociando in brani come “Star’s End”, una prog ballad significativa per raccontare la perdita dei propri valori e la disillusione del domani, sulle quali tuttavia si staglia uno spiraglio di salvezza, rappresentato ancora una volta dal tono ondeggiante e leggiadro del frontman lombardo. L’orecchiabilità è qui in lotta perenne con le trame controverse e pungenti intavolate da Piazza e compagni, determinando la fine dello scontro tra il Mulo e l’uomo nella conclusiva “Conversion’s Pain”, altro simbolo di questa versione 2.0 degli Helikon.
Un concept album che spazia (è proprio il caso di dirlo) con disinvoltura tra incubi e realtà, forse leggermente statico in alcuni momenti ma senza annoiare l’ascoltatore. Un punto di arrivo per la band bresciana, ma di fatto un nuovo inizio in vista dei lavori futuri.

TRACKLIST

  1. The Unseen Threat
  2. Vault of Time
  3. Lose Control
  4. The Mentalist
  5. Deception War
  6. Visisonor
  7. Star's End
  8. The King
  9. The Broken Crown
  10. Throne
  11. Unreflected
  12. Conversion's Pain
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