6.5
- Band: HELL DONE
- Durata: 00:45:43
- Disponibile dal: 20/05/2017
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Gli Hell Done arrivano da Bologna e si presentano al grande pubblico metallico raccontando le tragiche gesta di Riccardo, un generale della fanteria, paladino alla corte del re dei Franchi, al tempo della guerra contro i Saraceni in pieno Medioevo. E lo fanno attraverso un mix di heavy classico (quasi power) speed metal e passaggi più cadenzati ed acustici. Il gruppo prende vita nel 1998 da un’idea del chitarrista Simone Lanzoni, il batterista Diego Molina e il bassista Andrea Sangermano. Nel giro di cinque anni la band, dopo diversi cambi di line-up, che porteranno all’ingresso in pianta stabile del vocalist Luigi ‘Sange’ Sangermano, realizza il primo vero EP (2003), dall’omonimo titolo del qui presente debut album, appunto “The Dark Fairytale”. Il successo ottenuto da questa prima release, seguito da un’intensa attività live, fanno ben sperare per il futuro dell’act bolognese. Ed invece, proprio nel settembre del 2003, il gruppo si scioglie ed ognuno dei componenti proseguirà la propria carriera in altrettanti progetti personali. Così sino al 2016, quando i quattro emiliani si ritrovano in studio e riprendono il filo della storia, portandola finalmente a compimento: un concept album di nove brani, per un totale di circa quarantacinque minuti di sano ed eterogeneo heavy-metal. Ma veniamo a noi. Siamo nel 732 A.D. ed un flauto ci accompagna lentamente, passo dopo passo, lungo una marcia di soldati di fanteria: la guerra contro i Saraceni è alle porte e l’esercito francese è pronto allo scontro. A guidarlo il prode Riccardo, il migliore dei suoi. A presentarci l’imponente figura del generale ecco “Realms In War”: una scarica di riff, accompagnata da una sezione ritmica ‘da battaglia’, ci portano ad un refrain tipico dei brani incentrati sulle vicende medioevali/cavalleresche. Il tutto inframmezzato da uno stacco acustico più introspettivo e melodico. Nella successiva “…And Trough The Silence” è invece proprio la parte acustica, insieme alla voce di Luigi Sangermano, a farla da padrona e, solo in sede di ritornello, la parte più heavy scende in campo per sottolineare l’epicità dell’attesa per il combattimento. Richiami prog son quindi presenti in “Covering My Way”, il brano più vecchio (scritto nel 2001) e sicuramente migliore dell’intero concept, proprio per la sua varietà stilistica: stacchi speed, infatti, si inseriscono perfettamente in una linea melodica tracciata su base quasi hard-rock. Nel frattempo il nostro Riccardo, visto con sospetto dai suoi compagni in quanto figlio di madre francese e padre saraceno, rimane ferito gravemente durante lo scontro con il nemico. Duello che viene rappresentato dalla tellurica “Just Began”, le cui ritmiche, oltre a chiamare in causa passaggi alla Gamma Ray, rimandano pure a quella “Speed Of Light” made in Stratovarius (ascoltate il refrain). Riccardo, ferito, viene curato da una ragazza di nome Heleonore di cui il generale s’innamorerà e, per essa, abbandonerà l’esercito. Ed è propria con l’acustica “Heleonore” che gli Hell Done ci narrano questa tragica storia d’amore. Ben presto, infatti, le sonorità prendono una virata maggiormente heavy, quasi thrash: l’oscura “Betrayer” sottolinea come il nostro eroe venga ingannato dalla donna stessa, rivelatasi nel frattempo una spia saracena, che lo denuncia quindi come traditore. Il metallo più classico torna a fare capolino con “The Seed Of Evil”, in cui ritmiche incalzanti ben si snodano attraverso stacchi più tecnici e strumentali. E mentre Riccardo viene arrestato e giustiziato, la conclusiva title track, paradosalmente il pezzo più debole dell’album, chiude i battenti del concept: brano che vuole sì rappresentare il triste epilogo della storia ma, a conti fatti, risulta un po’ troppo lungo e ‘cantilenoso’. In complesso comunque gli Hell Done, dopo anni di sacrifici, ci regalano un debutto onesto in cui la potenza va a braccetto con la melodia, creando, nella sua varietà, un qualcosa di univoco e compatto. La prima è andata, avanti così.
