HELLRIPPER – Coronach

Pubblicato il 17/03/2026 da
voto
8.0
  • Band: HELLRIPPER
  • Durata: 00:44:04
  • Disponibile dal: 27/03/2026
  • Etichetta:
  • Century Media Records

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Il giovane McBain è di nuovo tra noi. Dopo il meritato successo ottenuto con l’ultimo “Warlocks Grim & Withered Hags” e le successive, nonché numerose testimonianze live, il nome della sua creatura Hellripper è ormai entrato di diritto all’interno del panorama metal dalle tinte striate di blackened, speed, thrash e rock’n’roll: una mistura di energica e oscura spensieratezza che nel suo terzo lavoro aveva trovato la giusta dimensione, aggiungendo anche un pizzico di estrema epicità alla consueta dose di svalvolato speed metal – un mix genuino e letale a costruzione di un album giustamente premiato.
Quale sarebbe stato quindi il nuovo passo compiuto dal musicista di Aberdeen? Per uno strano scherzo del destino infatti, una volta giunti al termine di “Warlocks Grim & Withered Hags”, la sensazione che si era avvertita somigliava a quella di un traguardo completamente raggiunto, come se il nostro McBain avesse scoperto sul tavolo tutte le proprie carte a disposizione.
Considerazione esagerata? Frettolosa? Si dice spesso che il disco numero tre sia quello della definitiva consacrazione e, per quanto ci riguarda, con gli Hellripper è andata proprio così. Ecco il motivo delle nostre domande, spontaneamente scaturite, una volta ricevute le prime news relative alla nuova release. Riuscirà James a replicare e mantenere il livello raggiunto? Cosa si sarà inventato per evitare un rischioso, o, di contro, garantirsi un facile e sicuro ‘copia-incolla’ del precedente lavoro?

Forte del nuovo contratto con la Century Media, il qui presente “Coronach” si presenta in pompa magna, infarcito di folklore, tradizione e racchiuso da una fantastica cover (le mani sono quelle di Adam Burke) nella quale spicca sovrano il famoso caprone, simbolo, o se vogliamo, mascotte della band britannica.
Il quadro raggelante, una volta mostrato al mondo, è stato seguito a ruota dai primi tre singoli, solidi ed efficaci, che se da una parte risulteranno essere gli episodi migliori dell’album, dall’altra ci hanno immediatamente mostrato il nuovo obiettivo di McBain: ampliamento delle influenze musicali, estro a mille, idee da vendere, messe in un frullatore e sapientemente mescolate.
Sia nell’opener “Hunderprest”, nella successiva “Kinchyle (Goatkraft and Granite)” sia nella conclusiva title-track, appare evidente come James abbia alzato il tenore della sua proposta: nuovi arrangiamenti, nuove soluzioni vocali (si ascolti la stessa “Coronach”), nuove strumentazioni come piano, violino, violoncello insieme alle famose cornamuse già presenti in “Warlocks Grim & Withered Hags”.
Un approccio più esplosivo, preciso, a tratti orchestrale, con l’orecchiabilità della vecchia NWOBHM che confluisce con grazia e furore alle strigliate nere e melodiche di stampo Children Of Bodom, con le spallate griffate Midnight a sollecitare la struttura globale del disco. Questi elementi chiave risultano ben distribuiti nei vari brani, alternando trame pompose e celebrative ad episodi diretti e sfacciati, dove il marchio Hellripper risuona in tutto il suo fragore.

Insomma, di carne al fuoco ne abbiamo parecchia; così tanta che in alcuni casi ha rischiato di essere quasi eccessiva.
Corroborato dalla verve compositiva, la singola strada del nuovo Hellripper ha spesso cambiato direzione, impedendo a tratti di gustarsi appieno un particolare e avvincente passaggio. “Coronach”, diversamente dal suo predecessore (più accessibile e con una presa a dir poco istantanea), necessita infatti di un numero maggiore di ascolti, indispensabili a carpire gli innumerevoli cambi di ritmo – e di genere – presenti in quasi tutti i pezzi che lo compongono.
Citiamo di volata l’impatto ferale posto a metà di “Hunderprest”, lo stacco groove, quasi blues, della più rockeggiante “Kinchyle (Goatkraft and Granite)”, l’oscura ed armoniosa “The Art of Resurrection”, il valzer dannato e mitologico di “Baobhan Sith” (la più complessa tra le tracce composte da McBain), le spericolate “Blakk Satanik Fvkkstorm” e “Sculptor’s Cave” a richiamare in toto il sound tipico della band scozzese, la diabolica “Mortecheyn”, fino al gran finale celebrato dalla title-track; con i suoi otto minuti, “Coronach” amplifica il lato più epico, black e viking dell’Hellripper, innalzando un brano di assoluto valore tecnico e creativo.

I dubbi e le domande della vigilia sono state pertanto spazzate via da una nuova ventata d’aria fresca, e gelida, sprigionata dal giovane James, il quale, sì, ha replicato quanto di buono aveva mostrato sino ad oggi.
La speranza, se vogliamo avanzare un’ulteriore pretesa, è quella di poter ascoltare dal vivo un numero maggiore di canzoni del nuovo album rispetto a quanto avvenuto con il precedente “Warlocks Grim & Withered Hags”, tanto esaltante in studio, quanto poco onorato in sede live. Nell’attesa assaporiamo l’energia di questo “Coronach”, quarta fiamma divampata dalla terra di Scozia.

TRACKLIST

  1. Hunderprest
  2. Kinchyle (Goatkraft and Granite)
  3. The Art of Resurrection
  4. Baobhan Sith (Waltz of the Damned)
  5. Blakk Satanik Fvkkstorm
  6. Sculptor's Cave
  7. Mortercheyn
  8. Coronach
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