HELRUNAR – Vanitas Vanitatum

Pubblicato il 25/10/2018 da
voto
7.0
  • Band: HELRUNAR
  • Durata: 01:02:41
  • Disponibile dal: 28/09/2018
  • Etichetta: Lupus Lounge
  • Distributore: Audioglobe

Mentre il mondo del metallo era profondamente scosso dal fenomeno crescente del nu metal, con pubblico e critica divisi ad amare od odiare gente come Korn e Limp Bizkit, l’underground europeo iniziava a sviluppare le sonorità e i temi introdotti dai Bathory del secondo periodo: i primissimi anni 2000 hanno infatti visto crescere una scena pagan/viking (e folk) metal vasta ed eterogenea. Gli Helrunar sono tra le prime band che hanno scelto di unire black metal e sonorità acustiche dal sapore folk, doppia cassa, growl e tematiche pagane. I tedeschi sono sempre stati tra coloro che hanno inteso il genere più come declinazione del classico black metal che come storia a parte, ponendosi come alfieri di un pagan black dai tratti cupi e malinconici, aggressivo e duro laddove altri optavano per un sound più festaiolo e ‘da taverna’.
Dal debutto nell’ormai lontano 2005 alcune cose in casa Helrunar sono cambiate, non tanto a livello di line up – stabile dal 2008 – quanto di sound, che si è ulteriormente indurito e in un certo senso asciugato rispetto agli esordi, in favore della già forte componente black metal. “Vanitas Vanitatum” non cambia le carte in tavola, e si presenta come un disco black dai toni foschi e uggiosi, con cenni di un romanticismo tipicamente teutonico. Una breve intro di violino ci traghetta alla cadenzata “Saturnus”, che nasconde un cuore furioso e un sottotono doom-death dall’eleganza quasi british. E’ un brano molto rappresentativo, che regala inaspettati momenti di calma e calore nei brevi fraseggi acustici, salvo poi rituffarsi nella velocità. Il livello di scrittura è alto, in linea con i momenti migliori del combo della Renania Settentrionale-Vestfalia, e dimostra coesione artistica e un buon grado di ispirazione. Quello che purtroppo manca a questo lavoro, come ai suoi predecessori, è un guizzo artistico, un’intuizione fortunata, o forse la capacità di trasformare una di queste in un brano capace di ergersi sugli altri. Nonostante questo, il disco scorre agilmente, grazie a buone idee chitarristiche e ad una produzione che calza come un guanto. Arriviamo così alla title track, che si rivela essere – abbastanza curiosamente – una breve traccia semi-acustica, punto centrale ma non focale dell’album. La seconda parte del lavoro continua seguendo il sentiero già tracciato, arenandosi leggermente solo nella lunga “Nachzehrer”, costruita attorno ad un (eccessivamente) lungo monologo, tanto che il brano non riesce a decollare e perdere presto il mordente. Si tratta di un episodio isolato, infatti caratteristiche simili vengono gestite decisamente meglio nella plumbea “Necropolis”, brano nel quale la chitarra solista si fa notare in positivo. In chiusura, troviamo nuovamente un violino, un outro strumentale dal sapore folk romantico che si ricollega all’intro esasperandone il mood drammatico.
“Vanitas Vanitatum” è un buon disco, che avrebbe forse meritato mezzo punto in più se fosse stato scritto da una band con meno esperienza alle spalle. Godibile, ma non indispensabile, una compagnia adatta sotto i cieli autunnali.

TRACKLIST

  1. Es Ist Ein Sterbendt Liecht
  2. Saturnus
  3. Lotophagoi
  4. Blutmond
  5. Da Brachen Aus Böse Blattern, Am Menschen Und Am Vieh
  6. Vanitas Vanitatum
  7. In Eis Und Nacht
  8. Nachzehrer
  9. Als Die Welt Zur Nacht Sich Wandt
  10. Νecropolis
  11. Der Tag An Dem Das Meer Seine Toten Freigibt
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