7.5
- Band: HELSTAR
- Durata: 00:38:06
- Disponibile dal: 12/09/2025
- Etichetta:
- Massacre Records
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Volendo stilare un elenco composto da quelle band che hanno fatto della coerenza il proprio credo, gli Helstar ne farebbero tranquillamente parte. Da oltre quarant’anni, infatti – pur con un periodo di inattività tra le metà degli anni ’90 e l’inizio del nuovo millennio – la band texana non ha mai mollato il colpo, dando sfogo alla propria libertà tappezzata di heavy/speed con l’aggiuntiva licenza di pigiare ulteriormente il piede sull’acceleratore, atterrando su lidi marcatamente thrash.
Ne è passato di tempo dal primissimo “Burning Star” (era il 1984) al qui presente “The Devil’s Masquerade”, ma l’impronta sonora donata dal duo formato da James Rivera e Larry Barragán è rimasta la medesima: perentoria, con magari qualche acuto in meno, ma sempre ben coordinato, l’ugola del sessantacinquenne Rivera è riuscita ancora una volta ad abbinare potenza e sinuosità alle trame melodiche impostate dall’amico Barragán, come testimoniano i nove episodi contenuti nel nuovo disco.
Un ballo in maschera indiavolato in cui vengono sviscerate storie di vampirismo, possessione demoniaca, dell’inesorabile caduta dell’umanità, prendendo spunto da pellicole cinematografiche come “Annabelle” e “L’Esorcista del Papa” e da serie televisive quali “Midnight Mass” e la storica “Ai Confini della Realtà”.
Ora, aldilà delle tematiche affrontate, è la resa finale di “The Devil’s Masquerade” a confermarci come il quintetto di Houston abbia ancora tutte le carte in regola per confezionare un album compatto, completo e soprattutto vario: qualche spigolo andava magari smussato (“The Haunting Mirror” e “The Black Wall” non reggono infatti il confronto con il resto dei brani) ma, in definitiva, il resto del pacchetto funziona molto bene.
A partire dalla title-track, leggermente meno impattante rispetto alle successive tracce, ma capace comunque di offrirci un interessante biglietto da visita sullo stato di forma attuale degli Helstar, i quali si esaltano immediatamente con i quattro pezzi a venire.
L’arabeggiante e sostenuta “Stygian Miracles” fa da apripista alla rocciosa ed affascinante “Carcass for a King”, il cui riff ci spedisce direttamente negli eighties, lasciando allo stesso Rivera il compito di officiare il rito sciamanico. Con esse la trascinante “The Staff Of Truth”, adatta agli amanti del sudorifero e telecomandato headbanging, e la tellurica “Seek Out Your Sins”, la migliore del quartetto e dell’intero album.
Nel novero dei brani più riusciti, segnalando anche il buon lavoro in sede di produzione da parte dello stesso Barragán, ci piazziamo anche la strumentale “Suerte de muleta” mentre un sottile senso di caos ci assale nell’ascolto della conclusiva “I Am the Way”, nella quale fanno la loro apparizione alcune voci metal texane tra cui Robert Lowe (ex-Candlemaas), Jason McMaster (Ignitor), George Call (ex-Cloven Hoff).
Coerenza e solidità, assoluta garanzia firmata Helstar: l’undicesimo appuntamento in studio con il gruppo texano è di quelli da rispettare. Buon ascolto.
