HEMELBESTORMER – The Radiant Veil

Pubblicato il 28/07/2025 da
voto
6.0
  • Band: HEMELBESTORMER
  • Durata: 01:05:39
  • Disponibile dal: 25/07/2025
  • Etichetta:
  • Pelagic Records

Nel loro desiderio di offrire agli ascoltatori elaborati viaggi in equilibrio tra le varie facce del post-metal, tra psicotropia e narrazioni spaziali, questa volta gli Hemelbestormer ci offrono un concept dedicato al sistema solare, ma come percepito dagli antichi Etruschi.
Un po’ una semplificazione concettuale, per un popolo che divinizzava concetti celesti rispetto alla definizione di veri e propri pianeti o stelle, ma poco male: dal Sole (“Usil”) a Saturno (“Satre”), ognuno degli otto brani qui presenti è una suite di discreta complessità e lunghezza, che guarda senza dubbio al pubblico di band come Isis o Pelican, con qua e là delicati inserti post-rock e robuste iniezioni di violenza lavica à la Neurosis; tutto secondo tradizione, per la band belga, che forse qui – a dispetto di una durata sempre piuttosto corposa – riesce a dare maggior senso a certe lungaggini.

Il già citato brano di apertura ha un fascino insieme spaziale e mistico, con una bella cavalcata nella parte centrale e un finale intimista, quasi bucolico, mentre la successiva “Turms”, che vede come ospite Philip Jamieson dei Caspian, opta subito per un’approccio più distorto e occulto, sebbene le chitarre aprano presto, nuovamente, a derive cosmiche. In grande spolvero la linea di basso, ed efficace il cantato trasognato e vagamente goth di Jamieson.
“Turan”, il brano più breve del lotto, è un ottimo viatico per rallentare il ritmo dopo quasi venti minuti: una strumentale che interseca cosmo e sottosuolo, rimandando quasi al glorioso passato doom del batterista Cosemans (nei Death Penalty di Gaz Jennings, per intenderci).
Si riparte dai synth e da ritmi molto dilatati nella successiva “Tiur”: pure troppo, per un brano sicuramente d’atmosfera, ma che al netto di un’esplosione di chitarre, conosce poca dinamica.

Torniamo così al costante ‘limite’ degli Hemelbestormer: costruire monoliti che non mancano di fascino, ma che non giustificano, nella maggior parte dei casi, una durata media di nove minuti; portando spesso l’ascoltatore, piuttosto che nella desiderata direzione di un trip, a perdere attenzione. L’esempio più lampante è il noise sintetico di “Laran”, che in sei minuti sfiora l’omaggio ai Sunn O))), senza andare da nessuna parte.
È un peccato, perché le idee e le doti compositive ci sono, come evidente anche dal crescente innesto di sintetizzatori e stratificazioni, in particolare in chiusura, e nuovamente i belgi si salvano in corner; ma il risultato non si discosta molto dai precedenti capitoli, confermando il quartetto nel sottobosco più anonimo del genere.

TRACKLIST

  1. Usil
  2. Turms
  3. Turan
  4. Tiur
  5. Cel
  6. Laran
  7. Tinia
  8. Satre
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