HEMOTOXIN – Restructure The Molded Mind

Pubblicato il 26/03/2020 da
voto
7.0
  • Band: HEMOTOXIN
  • Durata: 00:28:22
  • Disponibile dal: 16/03/2020
  • Etichetta: Unspeakable Axe Records
  • Distributore:

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Hanno il dono della sintesi e le idee chiare gli Hemotoxin. Al terzo album, il terzetto californiano non ripudia i propri amori e anzi, ribadisce il proprio immutato affetto per le propaggini più note del techno-death, dai cromosomi adeguatamente arricchiti di thrash, in un’operazione di eugenetica priva di problematiche. “Restructure The Molded Mind” bada al sodo e aggredisce dal primo all’ultimo secondo, assecondando una formula tutta violenza intelligente, finezze e spigolosità, regalando meno di mezz’ora di musica dai riferimenti lampanti, omaggiati con sicurezza, animosità incontrollata e un bagaglio tecnico di prim’ordine. Il disco è la naturale prosecuzione di “Biological Enslavement”, la band non è andata oltre né quanto a complessità dei brani, né ha sperimentato commistioni diverse da quelle già nel proprio DNA e neppure ha provato a inserire piccole elementi di rottura qua e là, giusto per variare i toni. Ciò non è un è difetto, quando poi la qualità di songwriting ed esecutiva si mantiene su questi standard. Gli Hemotoxin fanno innanzi tutto leva su incipit dinamitardi e scoppiettanti, fuochi d’artificio di blastbeat e riff affilatissimi che attaccano da più parti, proiettando in un flusso tachicardico di note che non va mai a scemare in sezioni meno impattanti o fughe fuori dal seminato.
La produzione asciutta porta subito nella prima metà degli anni ’90 e qualsiasi soluzione strumentale e vocale tende a ripercorrere i fasti di quell’epoca, non fosse per una melodiosità insistita in alcuni assoli e qualche tentazione a ricami astrali, accostabili ad act più attuali ma dalle radici comuni, su tutti gli Obscura. Stop’n’go memori dell’eterna arte thrash e accelerazioni selvagge splendono per intricatezza e quel pizzico di autocontrollo che non fa sbrindellare i pezzi in una sparatoria insensata; mentre lo sbocciare improvviso degli assoli, già una delle migliori armi a disposizione del trio nel passato, si conferma come uno dei tratti salienti anche per “Restructure The Molded Mind”. Rimaniamo dalle parti dei Death nell’epoca di “Human” e “Individual Thought Pattern”, dei Cynic dei demo, oppure degli Atheist di “Unquestionable Presence”: incarnazioni sonore capaci tanto di abbagliare, quanto di prendere a mazzate e trasfigurarsi completamente nel giro di pochi secondi. Le uscite del basso dalla tirannia delle chitarre, lo svagarsi per qualche attimo in un’orgogliosa solitudine, sono un altro di quei momenti per cui certi extreme metaller vivono e di questi istanti se ne trovano sovente nella tracklist. Il limite del gruppo rimane d’altronde quello riscontrato in “Biological Enslavement”: ottima musica, canzoni ben congegnate e suonate, nessuna punta di vera eccellenza o aggiunte personali in raffronto ai numi tutelari, per quanto la reinterpretazione di quei canoni, lo ribadiamo, non li veda affatto impreparati. In ogni caso, un altro bel disco da aggiungere in playlist in questo problematico inizio di primavera.

TRACKLIST

  1. Nihilistic Principle
  2. Acrimony
  3. Legion of Alienation
  4. Unreality
  5. Execution
  6. Corrupted Flesh
  7. Automation
  8. Restructure the Molded Mind
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