HENRIK PALM – Poverty Metal

Pubblicato il 13/10/2020 da
voto
7.0
  • Band: HENRIK PALM
  • Durata: 00:37:11
  • Disponibile dal: 16/10/2020
  • Etichetta: Svart Records
  • Distributore: Audioglobe

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Pur non essendo un nome notissimo ai più, la carriera di Henrik Palm è stata fin qui sicuramente rimarchevole: per citare solo le band passate, prima di tutto è stato per anni il chitarrista degli svedesi In Solitude e per qualche tempo anche bassista nei Ghost oltre che nei Sonic Ritual, e addirittura può vantare una breve collaborazione con i deathsters Vampire; attualmente è invece attivo con Pig Eyes, Södra Sverige e Walking Warm Colony. Insomma, seppur ancora in giovane età, il musicista di Uppsala si è già guadagnato una discreta esperienza sia in ambito underground sia in band più vicine al mainstream e molto differenti tra loro; anche come solista, pur avendo all’attivo il solo “Many Days” del 2017, si è tolto la soddisfazione di essere invitato al prestigioso Roadburn Festival dello stesso anno. Fatte queste premesse, “Poverty Metal”, il suo secondo album, sembra fare tesoro di tutto quanto assimilato da Henrik in questi anni e miscelarlo rispettando una sola parola d’ordine: non avere regole. Gli otto pezzi, infatti, pur avendo un filo conduttore, sono difficilmente catalogabili all’interno di un genere preciso, a conferma dell’ecletticità di chi le ha composte. Ovviamente, essendo il disco di un chitarrista, la parte del leone la fanno le sei corde, ma si tratta di un chitarrismo mai invadente, anzi, sempre funzionale alla buona riuscita del pezzo, con quell’atteggiamento scanzonato (con le dovute distanze, si potrebbe dire da ‘menestrello alla Syd Barrett’) che fa da filo conduttore a tutta l’opera. Intorno ad un’estetica catalogabile come post-punk si vanno ad inserire i più svariati generi musicali, come se lo svedese avesse pescato dalla sua collezione di vinili: melodie sixties, svisate doom, blues sgangherati, riff discordanti e sghembi sullo stile dei Voivod, accenni di industrial rock alla Killing Joke, tanta psichedelia. Tra i brani che spiccano sicuramente c’è “Sugar”, che sembra quasi una ballata tra alternative e grunge, con i suoi frequenti passaggi da acustico ad elettrico. In “Destroyer” fanno capolino riff rallentati e corposi che hanno una pesantezza sabbathiana, con un effetto simile ad alcune produzioni dei Melvins. “Nihil” lascia da parte l’aspetto più sperimentale dando spazio a quello più intimista, in una ballata per sola chitarre acustica e voce. La conclusiva “Last Christmas” è uno strumentale che va a posizionarsi tra il post rock ed il prog. Insomma, ce n’è per tutti i gusti, ma un generale approccio pop e leggero rende l’ascolto semplice: un disco che può sorprendere e piacere ad un pubblico sicuramente trasversale.

TRACKLIST

  1. Bully
  2. Sugar
  3. Concrete Antichrist
  4. Give Demon
  5. Destroyer
  6. Nihil
  7. Nihilist
  8. Last Christmas
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