HEXVESSEL – No Holier Temple

Pubblicato il 08/01/2013 da
voto
8.0
  • Band: HEXVESSEL
  • Durata: 00:56:01
  • Disponibile dal: 07/09/2012
  • Etichetta: Svart Records
  • Distributore:

Il britannico Kvohst appare sempre più come una sorta di nuovo Krystofer Rigg. L’istrionico ed enigmatico vocalist inglese appare infatti essere il protagonista di una carriera sempre più esaltante e difficile da rincorrere. Sommo protagonista del black/extreme metal nordico più criptico e introspettivo (ricordiamo la sua militanza leggendaria in band culto come i Decrepit Spectre, nei Gangrenator, nei The Tragedians, nei Code, negli Israthoum, e soprattutto nei Dødheimsgard e Void), Kvohst, abbandonata ormai la terra d’albione in favore della meno sensazionalistica ma più misteriosa Finlandia, è infine approdato sulle spiaggie di quel post-rock e di quel post-punk nordico che sembra appartenere più al mondo dei sogni che della realtà. Ulver, Ved Buens Ende, Guapo e Coil, ma anche Dead Can Dance, Wovenhand, Current 93 e Unto Ashes sono solo alcuni degli indicatori essenziali per capire la parabola artistica di Kvohst, ma il Nostro musicista sta anche ampiamente dimostrando che la sua espressione artistica non è tanto votata alla sperimentazione quanto piuttosto alla intepretazione del suo stesso subconscio, e questa ha dunque generato un corollario di suoni sì inafferrabile e inaudito, ma anche stranamente familiare e “comprensibile”. Nella sua esplorazione del subconscio, Kvohst ha come generato della musica che non avevamo mai sentito ma che sapevamo esistesse da qualche parte… dentro tutti noi. Dopo il miracolo Beastmilk – in cui Kvohst ha omaggiato la disperazione abrasiva del post-punk inglese dei Joy Division e dei Killing Joke – è giunto dunque il momento di analizzare il suo progetto attuale sin ora più sviluppato e compituo, ovvero la compagine neofolk post-psichedelica che si fa chiamare Hexvessel. “No Holier Temple” è il secondo magnifico album di questa misteriosissima band, che oltre che da Kvoshst è composta da altre entità, da quanto si apprende celebri nell’underground metal finlandese, ma mai pubblicamente confermate. “No Holier Temple” è un lavoro crepuscolare e remoto, in cui il doom metal della prima ora (Candlemass, Count Raven e Blue Cheer) viene denudato di quella nube narcotica e rivestita dalla modernità della musique concrète e del post-rock più abissale e dannato che si possa concepire. Tutti gli anni Settanta vengono trascinati da Kvohst e soci in una sorta di terra di mezzo spaventosa, in un crepuscolo di retaggi folk e roots neri come una notte lunga quanto la vita stessa. I Pink Floyd, i Jethro Tull, gli Hawkwind e perfino – a ritroso – i Doors, i Grateful Dead ed Hendrix vengono avvolti dagli Hexvessel in una oscurità nordica ed esoterica imperante e sconfinata. Fagocitati in un abisso di neofolk allucinato e senza fondo. La conoscenza di tutta la musica roots psichedelica del passato mostrata dagli Hexvessel in questo è sconcertante. Il flusso pischedelico è ininterrotto, l’esplorazione dell’io tramite sonorità folk e roots altrettanto. Persino le chitarre acustiche e i mandolini creano una atmosfera dilagante, nubi spesse di allucinazioni e visioni mistico-subconscie. Fanno capolino persino lo scaccia pensieri siciliano, tamburelli, fiati impossibili da decifrare, fisarmoniche, violini, organi, zampogne e chissà quale altro strumento (inteso proprio come veicolo) per trascinare l’ascoltatore in un paganesimo e in un folklorismo magico e sinistro dalla portata immaginifica ed emotiva enorme. Vecchie danze, riti, liturgie pagane ancestrali vengono rievocate dagli Hexvessel in maniera sbalorditiva, avvolgente, impossibile da schivare. La loro musica è un flusso inarrestabile che colpisce frontalmente rapendoci e portandoci via in un mondo parallelo fatto di puro e sconfinato occultismo. Se a tutto ciò si aggiunge una sensibilità rock inarrivabile e un songwriting straordinario, capirete che il lavoro in questione ha una capacità di rapire che ha un margine di errore prossimo allo zero. E su tutto impera, assolutamente incontrastata, la voce meravigliosa di Kvohst, stregone e catalizzatore di tutto, sommo cerimoniere di una liturgia folk unica e straordinaria, che in questo campo non trova eguali da nessuna altra parte.

TRACKLIST

  1. Heaven and Earth Magic
  2. Woods to Conjure
  3. Wilderness Is
  4. A Letter in Birch Park
  5. Elegy to Goyahkla
  6. His Portal Tomb
  7. Are You Coniferous?
  8. Sacred Marriage
  9. Dues to the Dolmen
  10. Unseen Sun
  11. Your Head Is Reeling
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