HEXVESSEL – When We Are Death

Pubblicato il 28/01/2016 da
voto
6.0
  • Band: HEXVESSEL
  • Durata: 43:20
  • Disponibile dal: 29/01/2016
  • Etichetta: Century Media Records
  • Distributore: Universal

Eravamo rimasti ad un britannico originario della Cornovaglia, cantante di una band black metal norvegese (Dødheimsgard), olandese (Code), emblema del post-punk contemporaneo dei Beastmilk e baluardo dei Grave Pleasures, avvicinatosi negli ultimi anni al “psychedelic finnish folk” a nome Hexvessel. Innumerevoli progetti e tabulati di altrettanto innumerevoli partecipazioni e composizioni con band, progetti e doti di songwriter eclettico sono gli ornamenti che definiscono la sua figura artistica, dotandola di uno spessore di rilievo nella scena musicale moderna. Era già stravagante come retroscena, ma Kvohst (all’anagrafe Mat McNerney) aveva dato, con questo progetto, brillanti delucidazioni di questo background in album come il primo “Dawnbearer”, anno domini 2011, soprattutto nel mistico “No Holier Temple” e nel penultimo EP “Iron Marsh”: panismo e paganesimo fusi insieme in un rapporto mistico che ha nel neo-folk finnico e nelle sue terre misteriose le sue sembianze principali. Avvicinarsi ad un nuovo lavoro targato Hexvessel non poteva che ritenerci già preparati a queste condizioni, a questo status, a queste premesse, a queste aspettative, ma l’impatto del quarto lavoro discografico della formazione capitanata da mister McNerney però appare ben diverso. Il sound padrone di questo nuovo lavoro sembra essere una sorta di rock psichedelico di matrice californiana, che sposta ancora di più le carte in tavola del melting pot di influenze del progetto (ancora più che in “Iron Marsh”), accentrandole nelle atmosfere dei fari notturni di Laurel Canyon più che nelle foreste finniche tormentate dai tuoni del dio Ukko. Anche le note biografiche del gruppo sembrano essere cambiate. “Are you (H)experienced?” leggiamo infatti nel sito ufficiale, sintomo e riferimento alla dimensione di Hendrix, e dei vari capillari Hawkwind, Captain Beefheart, Joni Mitchell e soprattutto ai The Doors, e al loro rapporto con la fuga nella natura, nel loro contatto e ricerca ancestrale del magico, del mistico, del sacrale. Radici che riaffiorano nel concept di “When We Are Death”, radici psichedeliche, sempre, ma forse lontane da ciò che le premesse potevano far presagire dal nome Hexvessel. Discostato lo spiazzamento, e consideratolo nella prospettiva ormai determinante di artisti del calibro e dello spessore di Kvohst, però, rimaniamo comunque con una sensazione di straniamento preoccupato, dubbioso, forse, considerando la difficoltà maggiore di empatia ed emotività di brani spiazzanti come l’opener “Transparent Eyeball”, lontane anni luce dal neo-folk finnico cui si era stati abituati, se non per certi tratti di scrittura quasi opethiana (ultimo periodo) nel bridge, fino ad un taglio brusco sul finale che pesa incredibilmente sul progredire delle emozioni a cui si poteva aspirare. Anche con “Earth Over Us” si persegue questo mood psych settantiano che allontana quasi permanentemente le nostre aspettative, senza però concedere nulla di particolarmente trascendentale come ci si aspettava. Fortunatamente con “Cosmic Truth”, “Green Gold” e “Mirror Boy” (forse i brani migliori) le composizioni riportano le atmosfere su un piano più emotivo, e più riuscito in generale, e le immagini malinconiche che tornano a dipingersi di boschivo e silvestre, seppur con un retrogusto più rock, ancora derivante da questa nuova visione di “When We Are Death”, esemplificate da un brano come “When I’m Dead”, dove i Doors appaiono con i Ray-Ban e i panorami di Venice Beach nascondono le rune e gli dei pagani della Finlandia. Sebbene si parli di composizioni di gusto e di impeccabile esecuzione, è innegabile come alcuni brani proprio non possono sottostare ad una proposta che si è deciso di identificare come Hexvessel e che è assurta, con gli scorsi lavori, ad uno standard qualitativo ben superiore, oltre che di immaginario. La sensazione immediata è che, seguendo troppi progetti alla volta, McNerney si sia perso in questa sua stessa figura di artista stacanovista ma abbia fatto virare il progetto Hexvessel verso qualcosa che probabilmente non riesce a traghettare nulla degli intenti mistici, visionari e ancestrali che hanno contraddistinto la proposta dei primi tre lavori, o che comunque non sorpassa la mera sufficienza. Un vero peccato.

TRACKLIST

  1. Transparent Eyeball
  2. Earth Over Us
  3. Cosmic Truth
  4. When I'm Dead
  5. Mirror Boy
  6. Drugged Up On The Universe
  7. Teeth Of The Mountain
  8. Green Gold
  9. Mushroom Spirit Doors
  10. Hunter's Prayer
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