6.5
- Band: HIDDEN LAPSE
- Durata: 00:43:04
- Disponibile dal: 31/05/2019
- Etichetta:
- Rockshots
Il disco entra subito nel vivo, evitando inutili e melense introduzioni, con “Dead Jester” brano power dalle velate tinte progressive (stile che contraddistinguerà tutta l’opera) in cui notiamo subito il timbro di Alessia Marchigiani che si presta bene sia alle atmosfere che alle sezioni più veloci create dai musicisti alla sue spalle, risultando di fatto la vera protagonista del lavoro, aiutata probabilmente anche dai livelli di mixaggio che la lasciano più in evidenza rispetto a chitarra e tastiera, per esempio. Un peccato perché quest’ultime in “Butterflies” svolgono un lavoro non troppo articolato ma elegante ed efficace trovando dei buoni intrecci melodici e giocando spesso anche sul contrasto tra la sei corde dai toni più crudi e ruvidi rispetto alla scelta di leggerezza sonora delle tastiere. “Stone Mask”, “The Letter 0” o “Sleeping Beauty Syndrome” offrono un ottimo spaccato delle capacità compositive della band anconetana, spaziando piuttosto agilmente tra brani più cupi e ragionati a composizioni di gusto melodico dal tiro tipicamente power. Dal punto di vista lirico apprezziamo l’impegno della band nello scrivere e mettere in evidenza storie diverse ma unite da un filo conduttore comune: l’intento è quello di descrivere dei personaggi emarginati che possiedono storie di gusto accorato che nella realtà sono più vicine a noi di quanto possiamo pensare. Giocando a volte con concetti metaforici di figure come quella di un clown in un circo vuoto, o passando per l’attore svenduto come merce qualsiasi (per citarne alcuni) ci raccontano trame e personaggi legati dalla mestizia delle loro storie. Quindi la malinconia ed i suoi strascichi sonori influenzano le composizioni aiutando ad addentrarsi al meglio nel concept. Galleggiando tra ambientazioni e suggestioni prog ma contraddistinti da uno spiccato gusto power, gli Hidden Lapse sono artefici di un lavoro pregevole all’ascolto composto da più alti che bassi, mettendo in risalto per lo più la componente vocale e sacrificando altre volte elementi che avrebbero potuto dare più corpo e personalità al lavoro, ma risultando tutto sommato equilibrato nell’offerta complessiva.
