HIM – Screamworks: Love In Theory And Practice

Pubblicato il 04/03/2010 da
voto
7.0
  • Band: HIM
  • Durata: 00:47:09
  • Disponibile dal: 08/02/2010
  • Etichetta: Sire Records
  • Distributore: Warner Bros

Un uomo solo su una spiaggia a caso della West Coast, col cuore in pezzi. Al riparo di un qualche rifugio improvvisato, come per punire la diafana carnagione. La radio, accesa. Passano Neil Young, poi David Bowie, poi ancora i Fall Out Boy, poi forse qualcosa che neppure sente. Lo sguardo perso nelle onde, sconvolgimento che a stento avvicina i rovesci dell’anima, colpa di tutto ma sadisticamente quasi ricercati. Così potete immaginare il bel tenebroso Ville Valo, se desiderate avere un’idea dello stato mentale in cui si trovava mentre ha vergato le parole a tratti violente e colme di risentimento di “Screamworks: Love In Theory And Practice”. Basta vampiri, basta paesaggi glaciali e notturni nei quali farsi fotografare vestito solo di tatuaggi e jeans sdruciti, magari circondato da fiaccole per tenere a debita distanza il branco di lupi affamati. Al terzo tentativo di coniugare love metal e FM americana, gli HIM riescono nell’impresa, partorendo tredici pezzi quasi mai metal, ma che crescono ad ogni ascolto. L’intento dichiarato è quello di trovare nuovi adepti al verbo della band, con la speranza di non perdere per strada chi ha seguito finora, e non snaturando oltremodo il marchio di fabbrica sonoro. Missione compiuta? In buona parte sì, e anche se era abbastanza facile fare meglio dei due precedenti “Dark Light” e “Venus Doom” (soprattutto), il passo in avanti è stato fatto senza allungare troppo la gamba e senza vacillare. Non tutto è perfetto, e mentre il lavoro di pre-produzione e di arrangiamento ad opera di Matt Squire (The Used, Panic At The Disco) è quantomeno colossale e probabilmente decisivo, non tutta la materia da plasmare è di prima qualità, con “Dying Song”, “Katherine Wheel” e di più “Ode To Solitude” che non svettano e anzi convincono poco. A fare da contraltare ci sono le piacevoli “In Venere Veritas”, apertura senza preamboli che arriva dritta nel cuore del concept emotivo, la già sentita su singolo “Heartkiller” e “Love, The Hardest Way”. Anche la soffice “Disarm Me (With Your Loneliness)” è ben riuscita ma deve tutto al mestiere. Ottima l’ultima parte del disco, che con “Shatter Me With Hope”, “Acoustic Funeral (For Love In Limbo), “Like St. Valentine” e l’originale (finalmente!) e conclusiva “The Foreboding Sense Of Impending Happiness”, sorta di electro-pop ottantiano ma di presa, richiama maggiormente anche cose del passato e dona freschezza alle melodie tipiche dei finlandesi. L’impressione è quella di un ultimo tentativo di fare il botto, una cosa del tipo “o la va, o la spacca” che potrebbe catapultare gli HIM nell’Olimpo del mainstream o ricacciarli nell’inferno dal quale sono venuti. Noi li aspettiamo lì, e se proprio non passeranno a trovarci, buon per loro…

TRACKLIST

  1. In Venere Veritas
  2. Scared To Death
  3. Heartkiller
  4. Dying Song
  5. Disarm Me (With Your Loneliness)
  6. Love, the Hardest Way
  7. Katherine Wheel
  8. In The Arms Of Rain
  9. Ode to Solitude
  10. Shatter Me With Hope
  11. Acoustic Funeral (For Love In Limbo)
  12. Like St. Valentine
  13. The Foreboding Sense Of Impending Happiness
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