8.0
- Band: HIM
- Durata: 00:48:04
- Disponibile dal: 18/09/2007
- Etichetta:
- Sire Records
- Distributore: Warner Bros
Spotify:
Apple Music:
Per la gioia di tutti i romanticoni incalliti, e con grande disappunto dei duri e puri del metal, tornano con “Venus Doom” i portentosi HIM. Un album che non mancherà di dividere in due la fan base della band, un po’ come era accaduto nel precedente “Dark Light”, grande album per il sottoscritto, ingiustamente tacciato di commercialità (non è necessariamente un male). Il nuovo lavoro dei paladini del ‘Love Metal’, come suggerisce da tempo il battage pubblicitario correlato, vuole consolidare ed estendere la fama della band negli Stati Uniti, una miniera da saccheggiare. Era quindi lecito aspettarsi un lavoro lineare, catchy e sempliciotto, giusto per piacere un po’ a tutti. Invece, con grande sorpresa anche di chi, come il sottoscritto, segue con passione ogni movimento della band, l’album è molto stratificato, dotato sì dei giusti ritornelli, ma al contempo attento alla sonorità, all’insieme. Basti citare ad esempio la stupenda “Sleepwalking Past Hope”, uno stupendo pezzo della durata di (udite udite) dieci minuti! Niente paura, non assistiamo alla svolta prog degli HIM; solo ad un piccolo miracolo, un modo più che raffinato di far volare dieci minuti senza rendercene conto, ammaliati completamente dalla voce di Ville Valo, personaggio carismatico, creatore e unica forza della band (che dal gothic si sta distaccando visibilmente per raggiungere una insperata originalità), ingiustamente criticato per il suo look (sarà più ridicolo lui o Joey De Maio?) e per la sua musica definita più volte, da chi sa, schifosa (quale profondità!). Nessuno di loro si accorgerà della maturazione della band, e neanche della qualità di “Venus Doom”, un album che, onestamente, a chi scrive non è parso granché al primo ascolto, ma che ora, dopo svariati ascolti, continua a campeggiare imperterrito all’interno del lettore CD. L’opener “Venus Doom”, così serpeggiante ed apparentemente inconcludente a livello melodico, si va ad insinuare nel lato inconscio della nostra mente, e già al terzo ascolto diventa parte di noi. La profonda voce di Valo rende “Love in Cold Blood”, un pezzo strepitoso, un chiaroscuro di emozioni e passione. Arriviamo ai due singoli, già in circolazione da tempo: “Passion’s Killing Floor” e “The Kiss Of Dawn”. Il primo, buono, con un riff immediatamente riconoscibile e con un ritornello che più Love Metal non si può (bello il finale, dove la band rende pienamente giustizia al termine ‘doom’ compreso nel titolo dell’album). Il secondo, un autentico capolavoro. Un ritornello da pelle d’oca, per una interpretazione mai così sentita (apprenderemo da intervista che il pezzo è dedicato ad un amico del frontman, recentemente morto suicida). La bellissima “Sleepwalking Past Hope”, di cui abbiamo accennato sopra, lascia a bocca aperta per carica evocativa e malinconica, mentre la successiva “Dead Lovers’ Lane” ci riporta indietro di due album, a quel “Love Metal” che tante vittime ha lasciato sul suo cammino. Una chitarra nervosa accompagna la voce di Valo, in un pezzo che funzionerà stupendamente dal vivo. L’intermezzo chitarra/voce “Song Or Suicide”, una sorta di frammento di un minuto, dove più che cantare, Valo si limita a narrare. Incantevole. Chiudono l’album le canoniche (ma non per questo meno valide) “Bleed Well” e “Cyanide Sun”, ottime poste in chiusura, specialmente quest’ultima, uno slow estremamente malinconico, un arrivederci che sa di vittoria. Ora, lasciamo perdere le antipatie personali, e concentriamoci esclusivamente sulla musica. Vedremo che ci sarà ben poco da criticare ad un album come “Venus Doom”. Sempre ricordando che i gusti son gusti, è chiaro.
