6.5
- Band: HINAYANA
- Durata: 00:23:34
- Disponibile dal: 28/08/2020
- Etichetta:
- Napalm Records
- Distributore: Audioglobe
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Hinayana nasce ad Austin nel 2014 come progetto solista del frontman Casey Hurd, che nello stesso anno pubblica il demo “Endless”. Negli anni successivi il polistrumentista forma una vera e propria band ed il risultato è il primo full-length “Order Divine”, che affina la formula proposta col materiale precedente e basata su un death/doom molto melodico ed atmosferico. Questo nuovo EP non sposta di molto le coordinate entro le quali si muove la musica dei texani: melodie che alternano parti più rilassate ad altre più intense (ma mai troppo tirate), chitarre aggressive seppur non eccessivamente distorte, che scorrono su ritmi relativamente lenti e con parti soliste perfettamente inserite, molti interventi delle sei corde acustiche, tastiere che conferiscono al tutto una certa malinconia di fondo e, in primo piano, i profondi ruggiti di Hurd, che declamano testi intrisi allo stesso modo di disperazione e speranza. I territori nei quali il quintetto americano si muove sono quelli battuti da band soprattutto europee, come Insomnium, Amorphis o Swallow The Sun, ma con un lato melodico ancor più accentuato. I cinque brani sono mediamente complessi nelle strutture ma non troppo lunghi (perlomeno se si considera la media del genere proposto), e ciò sicuramente facilita l’ascolto; la produzione estremamente pulita e nitida sembra una scelta vincente, poichè riesce a valorizzare sia i momenti più potenti sia i molteplici momenti di calma. Tra i pezzi meritano una menzione la titletrack posta in apertura, con i suoi giochi di luce ed ombra, e “Cold Conception”, allo stesso tempo il pezzo più brutale dell’album e quello con un sapore folk, impreziosito dalla presenza di Nature Ganganbaigal dei Tengger Cavalry e del suo morin khuur (mentre Toni Toivonen degli Haning Garden è ospite su “In Sacred Delusion”). Riuscito il breve e toccante intermezzo strumentale “Yet Here I Wait Forever”, in cui il lato soft della band si mostra nel suo pieno splendore. Forse l’unico vero difetto che si può imputare agli Hinayana è una certa omogeneità a livello di songwriting, che sfocia nella somiglianza di molti passaggi e nella mancanza di un brano veramente memorabile, ma di certo le doti messe in mostra sono notevoli e fanno ben sperare in un prossimo episodio sulla lunga distanza di livello superiore.
