HIS HERO IS GONE – Monument To Thieves

Pubblicato il 11/02/2015 da
voto
9.0
  • Band: HIS HERO IS GONE
  • Durata: 00:25:15
  • Disponibile dal: 18/11/1997
  • Etichetta:
  • Prank Records

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Uscito nel 1997 su una allora minuscola e ancora sconosciuta Prank Records, “Monument To Thieves” è il monumento, appunto, ad una visione del mondo bieca e raggrinzita, unica persino, che riecheggia ancor oggi nei nostri dotti auricolari e nei nostri immaginari più cupi e rassegnati con vigore quasi incendiario, ricordandoci costantemente quale sia, carte alla mano, uno dei più grandi capolavori di tutti i tempi del crust-punk. “Monument To Thieves” è un disco tremendo, innanzitutto per la visione del mondo che ritrae. Un mondo descritto come fallimentare in tutto, completamente fallato e degno solo del più totale annientamento. Una visione che oltretutto si è tradotta perfettamente – e qui sta la forza devastante del disco – in dei riff capaci di abbattere pareti come l’onda d’urto di un’atomica. E parliamo del mondo degli uomini ovviamente, un mondo dal quale Yannick, Todd e Paul si sono sempre distanziati, come è facile evincere per esempio anche oggi, analizzando la parabola altrettanto isolazionista dell’incredibile fenomeno Tragedy. “Monument To Thieves” è un disco che odia l’umanità su tutti i fronti e su questo non ci piove, ma non in maniera nichilista, bensì sovversiva: basta spulciare i testi o ascoltare le trame apocalittiche dei sample o le atmosfere da fine del mondo che pervadono il disco, un vero auspicio all’estinzione della razza umana, alla fine della piaga chiamata uomo. Ma ciò che stupisce maggiormente del lavoro è la sua attitudine guerrafondaia, la rabbia suppurante che sgorga da queste terrificanti schegge di violenza auditiva. “Monument To Thieves” è un disco dominato da una rabbia incontenibile. Di rado al di sopra dei due minuti di durata, le tracce di questo album arrivano come uno sciame di palle di cannone, una dopo l’altra, si sfracellano contro l’ascoltatore come un attacco suicida, mischiando Amebix e Discharge in un’escalation di tensione e violenza senza freni. Non si respira, la valanga di riff sludge ribassati e melmosi degli His Hero Is Gone arriva al volto, al ventre e alle spalle di chi ascolta come fendenti assassini, come un enorme selva di schiaffoni dal quale è impossibile sottrarsi. Il disco è particolare perchè è una sorta di esperienza d’insieme. Soffermarsi su tracce individuali o momenti specifici dello stesso avrebbe poco senso, sia perchè ogni traccia di rado supera i due minuti di durata, sia perchè il lavoro di insieme è stato studiato dalla band come una sorta di incendio sfuggito ad ogni controllo. Ciò che maggiormente balza all’orecchio del lavoro è come questo sia capace di stremare e ridurre in ginocchio l’ascoltatore, il quale ottiene coscienza di questo fatto solo ad ascolto ultimato, quando si accorge di avere il fiato corto e le carni doloranti. Finito ciò, una volta che i suoi dilanianti venti minuti di odio auditivo senza quaritere ci hanno letteralmente attraversati come uno sciame di proiettili, ci rendiamo conto che il ricordo individuale delle canzoni è sfocato, ma che nell’insieme, il disco ci ha distrutti, devastati completamente. I brani scorrono via come i bossoli dal caricatore di un mitra e la band ce li spara in faccia in successione senza la benchè minima pausa…quasi come se l’intento fosse quello di stremare senza pietà e consumare chi si azzarda a mettersi sul cammino rovinoso del disco. “Monument To Thieves” insomma è un capolavoro estemporaneo, che ha anticipato di quasi vent’anni la preveggenza del crust e di come questo sarebbe diventato un genere amatissimo due decenni dopo (ovvero oggi, essendo questo uno dei generi attualmente più in forma e pieni di vita), risultando dunque un album estremamente attuale, il cui sound oggigiorno a centinaia cercano di imitare, quando questo, nel 1997, era invece considerato sotto-prodotto e penalizzato da un lerciume palpabile. Ma soprattutto, “Monument To Thieves” è uno dei dischi più intensi, belligeranti, incazzati e guarrafondai mai concepiti, un’opera visionaria in cui punk e metal hanno trovato una delle armonie più riuscite, intense ed efficaci mai realizzate nella storia della musica heavy indipendente.

TRACKLIST

  1. Like Weeds
  2. Monuments to Thieves
  3. Paranoia Secured
  4. Carry On
  5. Automation
  6. Cavities
  7. Chain of Command
  8. Headless/Heartless
  9. Hinges
  10. Sin and Vice
  11. The Mess
  12. Disease of Ease
  13. Under Watchful Eyes
  14. Stacks
  15. The Unwanted Child
3 commenti
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