HJELVIK – Welcome To Hel

Pubblicato il 22/11/2020 da
voto
7.5
  • Band: HJELVIK
  • Durata: 00:39:50
  • Disponibile dal: 20/11/2020
  • Etichetta:
  • Nuclear Blast
  • Distributore: Warner Bros

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Erlend Hjelvik è ormai un veterano della scena musicale norvegese (e mondiale): anche se si ricorda principalmente il suo passato come co-fondatore dei Kvelertak, fortunati creatori di un mix esplosivo di hardcore-punk, heavy metal e black’n’roll – un po’ troppo azzardato secondo il sito-Bibbia Encyclopaedia Metallum, che li ha esclusi perché ‘non abbastanza metal’ – non bisogna dimenticare anche gli otto anni di militanza nei blackster Djevel.
Ed è proprio il grandissimo successo dei primi tre dischi dei Kvelertak con Erlend alla voce ad essere valso come garanzia per Nuclear Blast, che sceglie di puntare sul nuovissimo solo project del musicista di Vikedal. Abbastanza curiosamente il disco è uscito in madrepatria attraverso l’etichetta indipendente dello stesso Hjelvik, la Helmet Fire Records, segno di quanto il cantante e compositore scandinavo creda genuinamente in questo progetto che stando alle note di presentazione unisce pagan/viking, metal classico e qualche sprazzo black. In realtà le cose non sono affatto così semplici, ma su questo torneremo poi.
Le parole di Erlend in merito a questa sorta di ‘folgorazione’ sono chiare ed estremamente franche: l’ispirazione nasce da una sorta di ritorno alle origini nei suoi ascolti quotidiani, dopo un periodo di saturazione e allontanamento dal metal più tradizionale ed old-school. Cosa troviamo quindi in questo “Welcome To Hel”? Nonostante un’apparenza strettamente fedele ai dettami del genere, almeno da quanto traspare dai titoli alla copertina, il contenuto è una rilettura in chiave decisamente più fresca di un immaginario – tematico e sonoro – che già conosciamo. La penna di Erlend è infatti perfettamente riconoscibile anche in questa veste musicale (parzialmente) inedita: il tiro dell’opener “Father War” ci mostra subito che i toni sono tumultuosi anche se non manca la cura per le melodie, complice un ottimo lavoro di chitarra. L’impressione che il background poliedrico e in buona misura atipico del musicista sia fonte di preziosa linfa vitale prosegue e si rafforza (si vedano ad esempio i cori e le ritmiche di “Thor’s Hammer”). Non si rallenta prima di “The Power Ballad Of Frey”, brano cadenzato e fortemente anthemico che recupera a piene mani dall’hard’n’heavy anni ‘80 con una carica proto-punk che è qualcosa di decisamente inedito in ambito pagan-viking (se escludiamo il biondo e scultoreo Thor, che però di legato al viking aveva praticamente solo il nome). Sulla carta ci sarebbe da che storcere il naso, in pratica però il mix funziona bene, complice una produzione perfetta e il tocco abrasivo della voce di Hjelvik. “Kveldulv” e la conclusiva “Necromance” sono sicuramente le tracce più oscure e meno ‘contaminate’, dove è il pagan/black a farla da padrone, senza per questo perdere un grammo di carica catchy.
In ultima analisi questo è un disco ben scritto e molto curato, figlio di una sincera passione declinata secondo un linguaggio che non è sempre quello che ci si aspetta; e anche se in alcuni frangenti sarebbe lecito aspettarsi una maggiore presenza delle tipiche melodie che hanno reso grande il pagan metal scandinavo, il risultato finale è decisamente positivo. L’importante è non prendersi troppo sul serio.

TRACKLIST

  1. Father War
  2. Thor’s Hammer
  3. Helgrinda
  4. The Power Ballad Of Freyr
  5. Glory Of Hel
  6. 12th Spell
  7. Ironwood
  8. Kveldulv
  9. North Tsar
  10. Necromance
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