7.5
- Band: HOC EST BELLUM
- Durata: 00:29:12
- Disponibile dal: 29/06/2026
- Etichetta:
- Time To Kill Records
Altro colpo messo a segno dalla nostrana Time To Kill Records: con il qui presente “Filth Majesty”, la label romana celebra il debutto sulla lunga distanza degli Hoc Est Bellum, terzetto finlandese la cui missione, nomen omen, è quella di abbatterci attraverso un atto di spietata guerra sonora.
Black-death oscuro e primitivo, selvaggio e violento, acido ma, strano a dirsi, ordinato nel suo pandemonio infernale. Da una parte i connazionali Archgoat, dall’altra, a chilometri e chilometri di distanza, gli australiani Bestial Warlust: questi i due riferimenti principali che circondano il grezzo incedere della nuova realtà scandinava.
‘Glaciali’ e ‘furiosi’ sono gli aggettivi portanti di questo primo disco, e trovano la loro realizzazione nella doppia formula vocale scelta dagli Hoc Est Bellum: il growl rognoso del bassista J.B. (accreditato su disco con l’altisonante nome di Devouring Doommouth of Lunar Extinction and Nuclear Propaganda) abbassa le frequenze emotive scaturite dal lancinante e schizzato scream del batterista R. Charon (alias Sakari Forsman), vera macchina da guerra dietro le pelli, abile a distribuire assalti classici in blast-beat, alternandoli a dovere con passaggi più cadenzati e lugubri (“Vomit Black Ecstasy” e “Blood Of The VVytches”).
Sullo sfondo, il lavoro alle sei corde di Rituäl Vömitist (all’anagrafe Samuli Similä), incaricato di sfondare le ultime difese uditive in nostro possesso: riff carichi di acidume che tuttavia non si risolvono in un puro e semplice agglomerato di note, magari confuso, con lo scontato obiettivo di creare disordine e desolazione senza capo né coda. Entrambe le sensazioni giungono invece al nostro stomaco grazie ad un preciso e strutturato lavoro di squadra, concepito, appunto, per abbattere qualsiasi orpello del caso.
Ed è anche grazie al rifiuto della sterile precisione della produzione moderna che gli Hoc Est Bellum riescono a sfornare un suono caldo ed organico, immediato e fisico, costruendo un album che respira di un profumato – strano a credersi, ma neanche troppo – zolfo.
La mescolanza di stilettate in pieno volto, come “Passion Of The Antichrist”, anch’essa comunque ben calibrata sul finale, con episodi sicuramente più misteriosi (come la già menzionata “Blood Of The VVitches” e “Serpent Of The Black Pit”) dove affiora l’animo meno aggressivo della band, è una delle armi più efficaci del combo finlandese, il quale con la successiva “Nightside Necromancy” ci mostra in poco meno di due minuti quel lacerante gioco a ‘due voci’ evidenziato qualche riga sopra; le urla impazzite di Charon si intrecciano infatti copiosamente all’ugola cavernosa di J.B., creando un gioviale circolo vocale.
Time to Kill chiama, Hoc Est Bellum risponde: ecco formarsi un nuovo legame dall’obiettivo dichiaratamente letale.
Primo colpo, primo bersaglio abbattuto!
