7.5
- Band: HOLLER
- Durata: 00:59:09
- Disponibile dal: 22/03/2024
- Etichetta:
- Scarlet Records
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Terence Holler ha costruito la sua carriera come frontman degli Eldritch, dai quali si è separato praticamente all’improvviso dopo trentadue anni insieme, per poi rilanciarsi con questo nuovo progetto, che porta semplicemente il suo cognome (o, per meglio dire, il suo cognome d’arte, dato che ha sempre adottato uno pseudonimo). La voglia di dedicarsi ad altro o semplicemente di cambiare, ha portato a questa scelta, che non rappresenta però una svolta solista, perchè in effetti gli Holler vanno considerati una band vera e propria: a tal riguardo, si evidenzia che le musiche sono state scritte prevalentemente dal chitarrista Matteo Chimenti, mentre Terence si è occupato dei testi.
Parlavamo di voglia di cambiare perchè va subito precisato che, a livello stilistico, gli Holler non hanno nulla a che vedere con gli Eldritch, nè con il metal in generale. La band suona invece un melodic rock, ispirato a classici del genere come Journey, Foreigner o White Lion. In diversi brani si respira anche un’atmosfera molto ottantiana (ad esempio in “Do You Believe”, “I Don’t Want” e “Within Me”), resa specialmente per gli arrangiamenti di tastiera di Denis Chimenti. Più tendente al funky un brano come “Falling Apart” (quasi televisivo, ci verrebbe da dire, per le sue sonorità), mentre si ravvisa un approccio più AOR nella bellissima “How Long”. Non mancano inserti elettronici (ad esempio in “Music Is The One” o “Without You”) mentre vengono ritagliati momenti più romantici con tracce come “Into Me Forever”, “Don’t Walk Away” e “Yulia”.
In generale, le tracce sono molto orecchiabili e spesso dotate di ritornelli caratterizzati da squisite melodie, nei quali s’incastra alla perfezione la voce chiara e cristallina di Terence, davvero a suo agio con queste sonorità. Le canzoni risultano, così, suadenti e accattivanti, eleganti ed in grado di emozionare: certo, pensando alla carriera di Holler, proprio per far capire quanto la band sia distante dagli Eldritch, ci viene da pensare che di tanto in tanto un po’ di grinta in più in qualche brano non sarebbe guastata, per quanto il frontman anche con la formazione livornese avesse interpretato pezzi più melodici (basti pensare ad esempio alla splendida “Sometimes In Winter” in “Headquake”).
Ad ogni modo, fatta questa doverosa precisazione, “Reborn” rappresenta appunto una precisa svolta nella carriera di Holler, per cui risulta alquanto pleonastico qualsiasi paragone con il passato. Il cantante riparte da qui, cercando un approccio diretto ma in qualche modo anche introspettivo, con canzoni ben curate sotto tutti gli aspetti, per cui se l’intenzione era quella di ricominciare, possiamo dire che questo è stato un buon modo per farlo.
