HOLLOW HAZE – Memories Of An Ancient Time

Pubblicato il 03/06/2015 da
voto
7.0
  • Band: HOLLOW HAZE
  • Durata: 00:54:02
  • Disponibile dal: 05/06/2015
  • Etichetta: Scarlet Records
  • Distributore: Audioglobe

Andando un po’ contro alla media delle recensioni ‘tendenti al bello’ che stanno cominciando ad accompagnarsi a questo nuovo lavoro dei power metallers Hollow Haze dobbiamo anticiparvi che, rispetto agli ottimi “Countdown To Revenge” e “Poison In Black” questo disco ci pare leggermente più ‘di passaggio’. Non vi stiamo parlando di un album brutto, altrimenti il voto non sarebbe quello che vedete in calce, e nemmeno di un album deludente; soltanto abbiamo avuto l’impressione che si tratti di un lavoro più ‘di transizione’ perchè troppe sono le carte che sono cambiate. Cambiamenti avvenuti poi all’interno di un lavoro che invece, secondo noi, avrebbe giovato di una maggior continuità, trattandosi appunto del secondo capitolo di un concept iniziato con lo scorso “Countdown To Revenge”. Ovviamente ci stiamo riferendo al recente abbandono da parte dello stellare singer Fabio Lione, proprio quell’elemento che aveva contribuito grazie ad una performance di classe a consolidare l’alto voto che demmo ai tempi all’album precedente. A raccogliere l’eredità sicuramente pesante del riccio cantante pisano ci pensano non uno ma ben tre cantanti, una scelta però che in ultima battuta non ci sentiamo di supportare fino in fondo. I nomi scelti sono decisamente ‘pesanti’ a livello di notorietà: Rick Altzi (Masterplan, At Vance), Amanda Somerville e Mats Leven (Malmsteen, Therion) sono infatti cantati dall’indubbio bagaglio d’esperienza, ma la loro comune presenza comporta un’eterogeneità e una varietà a livello vocale che non ci saremmo aspettati su un’album con questi presupposti e che a tratti fatichiamo ad assimilare. Supportati da Ivan Giannini (Elegacy) e Claudia Layline (Serenade) le cinque voci coinvolte collaborano sicuramente molto bene, sopratutto Leven che qui ha la parte del leone, ma colorano con timbriche e stili diversi pezzi che risultano infine troppo variopinti, fatto che dissolve in parte la continuità che ci saremmo aspettati con l’album precedente (ricordiamo che i dischi sono parte dello stesso concept). Musicalmente parlando, mettiamo subito in chiaro che il pentagramma non è cambiato, sempre heavy power sinfonico dai fiochi echi progressive è la musica proposta dagli Hollow Haze, ma è indubbio che rispetto alla rocciosa solidità mostrata da su “Countdown To Revenge” qui ci troviamo di fronte un lavoro con un ampiezza stilistica maggiore e una solidità leggermente minore. E’ proprio su questo punto che gira il centro della nostra teoria: una canzone come “An Ancient Story” si allontana infatti dallo stile classico del gruppo, toccando lidi che non si allontanano tanto da quelli degli Avantasia della trilogia di “The Scarecrow”, mentre brani come “Rain of Fire Lights” si presentano completamente diversi, figli di un power metal melodico che i nostri già da “Poison In Black” abbracciavano, e questi che abbiamo citato sono solo un paio di episodi in una tracklist costituita comunque da dodici brani. L’eleganza barocca di “Angeli Di Fuoco” scomoda a tratti gruppi di metal sinfonico come i Kamelot, il cui recente “Haven” ci risuona ancora in mente, ma all’interno della canzone stessa ci si alterna, passando da accenni progressivi a melodie dirette e lineari che potrebbero appartenere a una band come i Pyramaze. I brani con l’afflato maggiormente oscuro si adattano bene alle morbide vocals della Somerville, mentre la potente timbrica di Leven risulta atta a stabilire linee più melodiche; tutti questi contrasti ci dipingono il quadro di una band che non ha più limiti dal punto di vista della sperimentazione, ma che un piccolo scotto in termini di personalità sembra averlo pagato. Certo, una volta sorpassata la barriera delle inaspettate soluzioni vocali possiamo goderci senza problemi l’ottimo costrutto strumentale creato dalla affiatatissima squadra Cestaro, Colleluori e Savio, come sempre abilissimi a mantenere un’alta eleganza senza mai rinunciare all’impatto o a un sound comunque tipicamente heavy… motivo per cui l’ago del voto non scende sotto il sette, e motivo per cui anche stavolta ci vediamo costretti a chinare il capo in ammirazione ad una simile compattezza e bravura esecutiva. Grazie all’interessantissimo concept futuristico dal sapore egizio (piramidi e alieni vanno a braccetto dai tempi di “Stargate”) e alla potente produzione firmata Mikka Jussila, l’album mantiene poi tutto il suo potenziale sia d’impatto che di fruibilità, mostrandosi un prodotto accattivante e ben realizzato. Peccato solo per questa inaspettata discontinuità col disco precedente… forse dobbiamo solo abituarci a questa nuova conformazione della band, ma per adesso il timore è che ora del prossimo capitolo di questa saga gli Hollow Haze cambino ancora una volta i volti dietro i microfoni. Se ciò succedesse, più che di fronte a una band ci troveremmo davanti ad un progetto stile Avantasia.

TRACKLIST

  1. Out In The Darkness
  2. Rain Of Fire Lights
  3. Created To Live
  4. An Ancient Story
  5. A New Era
  6. Night Is Calling
  7. Angeli Di Fuoco
  8. Silvertown
  9. Eyes Of The Sphinx
  10. Lance Of Destiny
  11. Demon
  12. Gate To Eternity
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