HOLY CONSTELLATION – Holy Constellation

Pubblicato il 04/01/2020 da
voto
6.5
  • Band: HOLY CONSTELLATION
  • Durata: 00:18:34
  • Disponibile dal: 08/12/2019
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Perviene dopo lunga gestazione il primo EP dei romani Holy Constellation. La band sarebbe in attività già dal 2013, ma per vari motivi non era finora riuscita a darsi continuità e a confezionare un prodotto discografico completo. Il 2019 li ha visti finalmente rimettersi in cammino ed è finalmente arrivato “Holy Constellation”. Basta dare uno sguardo all’outfit del cantante Christars per capire dove si vada a parare, ovvero una rivisitazione dei canoni estetici mansoniani, vitaminizzati da dosi di elettronica cafona e ritmi quadrati alla Rammstein e, soprattutto, Deathstars. Proprio di questi ultimi il gruppo pare seguire con attenzione le orme, architettando pezzi carichi della loro bella dose di tamarrismo, inguaribilmente sbruffoni ed esagerati nei toni.
Sono quattro le canzoni vere e proprie, oltre un’intro e un altro interludio francamente poco significativi. Il gruppo ha veicolato in un tempo abbastanza risicato (meno di venti minuti) una cospicua mole di idee e si sente nel corso dell’EP questa voglia di dire tanto e di provare gli accostamenti più disparati. Una smania che conduce a risultati ambivalenti e non sempre nitidi, anche se nel complesso la prima prova in studio degli Holy Constellation denota più luci che ombre. Chitarre metal pressate con ostinazione, elettronica invadente e batteria quadrata sono le fondamenta di un suono che guadagna punti quando alla rabbia da bassifondi frequentati nel cuore della notte si affianca un piacione alone romantico, come in “Thrice”, dove si segnala un assolo disteso che non ti aspetteresti. Campeggia sugli strumenti e un po’ li offusca una voce che alterna baritonali e toni glam estremi, in perfetto allineamento al Marylin Manson più ostile e Andreas Bergh dei Deathstars, oppure Jyrki 69 dei The 69 Eyes.
Gli Holy Constellation intendono sia picchiare duro che circuire con melodie accattivanti, l’operazione riesce a intermittenza, perché le varie sezioni sono bilanciate in modo non sempre appropriato: alcune idee vengono mozzate in fretta, altre soluzioni scorrono per troppo tempo, dando l’impressione che la revisione finale dei pezzi sia stata leggermente frettolosa. Resta il fatto che, nonostante la sensazione di disordine e di non completa messa a fuoco, alcune eccentricità facciano la loro figura, pensiamo ad esempio alla voce operistica in “4astar”, che arriva da un contesto diametralmente opposto a quello del gruppo eppure, a sorpresa, si inserisce bene nell’atmosfera generale. Evocando uno stato di tensione macabra e dando poco spazio alla melodia, invece, l’ensemble capitolino zoppica e non va molto lontano (l’insipida “Being Towards Death”). Rimane un potenziale di intrattenimento nient’affatto trascurabile, per il quale l’appellativo ‘deathglam’, con cui gli Holy Constellation amano definire la propria proposta, calza a pennello.

TRACKLIST

  1. Cradle In Space
  2. Holy Constellation
  3. Thrice
  4. 4astar
  5. Siren's Resonance
  6. Being Towards Death
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