HOLY TERROR – Mind Wars

Pubblicato il 21/01/2022 da
voto
9.0
  • Band: HOLY TERROR
  • Durata: 00:39:43
  • Disponibile dal: 05/01/1988
  • Etichetta:
  • Under One Flag

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È una parabola breve, intensa e rumorosa quella degli Holy Terror. Piccoli eroi del thrash della seconda metà degli Anni ’80, avrebbero meritato miglior fortuna. Un’espressione utilizzata per tanti gruppi coevi, in un periodo storico segnato da straordinaria prolificità per certi suoni, una densità di album di valore che oggi avrebbe potuto garantire una soddisfacente popolarità nei circuiti undergrund, mentre ai tempi diede solo gloria assai effimera ai suoi protagonisti. Oppure, in molti casi, solo una rivalutazione postuma. Quella che ebbero in effetti anche gli stessi Holy Terror, i quali, a differenza di altri colleghi, non hanno nemmeno avuto la soddisfazione di una reunion come si deve. E allora, a celebrarne le gesta, rimangono solo i due album usciti a un anno di distanza l’uno dall’altro. “Terror And Submission” nel 1987 e il qui presente “Mind Wars”, riediti in una raccolta comprensiva di entrambi e di materiale extra nel 2017, un cofanetto denominato “Total Terror”.
Che thrash è, quello di “Mind Wars”? Bella domanda. Pur non essendo la band più coraggiosa, evoluta, tecnica sulla piazza, gli Holy Terror davano un’interpretazione tutta loro del thrash, a tal punto che non è così semplice collocarli in un determinato filone. Sicuramente, non siamo dalle parti dell’ala melodica del settore, come non ricadiamo totalmente in un contesto affine al death-thrash, anche se l’estremismo, ancora un po’ caciarone e acerbo dell’esordio, entra sovente a inasprire i toni durante la seconda prova in studio. A farsi strada in fretta, durante i primi ascolti ma pure quando l’album lo si è assimilato per bene, è un’impressione di irregolarità, di impulsività mediata da un gusto melodico umorale, spesso imperniato sui vocalizzi poco convenzionali di Keith Deen. La band procede a strappi, con una foga in alcuni momenti straripante, con la metrica di Deen che pare impazzire, le parole accavallarsi, la voce prima arrochirsi, quindi schiudersi a relativa melodia. La produzione è ruvida e poco dettagliata, nel senso che il suono appare un poco distante e impastato; un difetto, certamente, eppure a suo modo un modo per caratterizzare “Mind Wars”, dove proprio per questa spigolosità succede di avere una netta separazione tra ritmiche piuttosto ‘raw’ e melodie chitarristiche, al contrario, cristalline e dai toni accesi. Gli assoli si dipartono improvvisi, scatenando piccoli pandemoni in brani che presentano tutti quanti attacchi formidabili, quasi che la canzone dovesse esaurire tutta la sua carica nel primo minuto e mezzo.
La dirompente compattezza delle ritmiche, quando le velocità salgono vertiginose e nulla pare potersi frapporre al gruppo nel suo sentiero di distruzione, porta a risultati clamorosi, palesando un senso di urgenza, un fragore metallico e un senso per il riff e l’hook melodico vincenti che non passano mai di moda. I due minuti e mezzo di “Debt Of Pain” scaldano il cuore, la progressione iniziale e la prima strofa irrorano di adrenalina tutto il corpo, si viene trascinati in un vortice di riff concatenati a mille all’ora e stacchi uno più distruttivo dell’altro. Un’apnea thrash, dove neanche gli assoli danno tregua! Quella dei crescendo melodici ad effetto è un motivo ricorrente nella musica degli Holy Terror, forti dell’incalzare invasato della voce di Deen e delle sue modulazioni vocali magari un poco naif, ma proprio per questo così gradite e riuscite. Le incursioni del basso in parentesi autonome e pittoresche è un altro tratto inconfondibile di “Mind Wars”, donano un particolare dinamismo e una naturale scorrevolezza in punti dove si lavora più di fino e le cadenze si fanno meno ansiogene. Come accade in “Immoral Wasteland”, tanto aspra quanto melodicamente versatile e cangiante attorno a giri di basso spettacolosi e poco attesi. Anche quando ci si avventura in un percorso apparentemente più disordinato, tipo nelle articolate e discontinue trame di “A Fool’s Gold / Terminal Humor / Mind Wars” (come il titolo lascia intendere, è un’unica canzone divisa in tre parti), sgorgano idee convincenti, con il gruppo che sulle prime pare avvitarsi su se stesso, per poi uscirne con qualche escamotage brillante.
Si palesa anche un taglio hardcore, alle marce alte, come nelle invettive scatenate di “Do Unto Others”, trapanante, ossessiva e totalmente fuori dai gangheri; il rallentamento centrale è pia illusione, semplice anticamera a scambi solisti slayeriani e un rincorrersi vocale incontrollato. Il rompere gli indugi selvaggio di “No Resurrection” e il profluvio di parole, fuori da ogni logica, sono puro eccesso metallico, una mancanza di calcolo e ordine che rende ancora oggi “Mind Wars” un album unico. Fenomenale pure la conclusiva “Christian Resistance”, forte di tante piccole digressioni, accelerazioni che si sommano a un ritmo già tiratissimo, un sovraccarico di foga che si espande di energia, e sembra non doversi mai interrompere. I cambi di tempo servono a dare quelle piccole rifiatate, determinanti per arrivare in fondo ancora più scatenati e inebriati e da cotanta furia. “Mind Wars” non deve mancare tra le conoscenze di un thrasher che si rispetti: di fianco ai grandi classici del genere, il secondo album della sfortunata compagine californiana non sfigura di certo!

 

TRACKLIST

  1. Judas Reward
  2. Debt of Pain
  3. The Immoral Wasteland
  4. A Fool's Gold / Terminal Humor / Mind Wars
  5. Damned by Judges
  6. Do unto Others
  7. No Resurrection
  8. Christian Resistance
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