7.5
- Band: HOODED MENACE
- Durata: 00:52:32
- Disponibile dal: 01/10/2008
- Etichetta:
- Razorback Records
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La Finlandia è da tempo patria di buona parte del miglior doom metal in circolazione: Thergothon, Unholy, Skepticism e Shape Of Despair sono sono alcune delle formazioni di valore che la terra dei mille laghi ci ha donato nel campo del metal piu’ tetro, lento e solenne. A queste ora aggiungiamo il nome degli Hooded Menace, un gruppo guidato dal chitarrista/cantante Lasse Pyykkö, personaggio attivo nella scena locale già da tempo, soprattutto in realtà death metal. Lo stile dei Nostri, non a caso, si pone proprio a meta’ strada tra doom e death metal, palesando influenze che vanno dai Cathedral di “Forest Of Equilibrium” agli Asphyx piu’ quadrati, passando per i classici Candlemass. Del platter si apprezza soprattutto l’ispirazione e la competenza con cui sono state rivisitate ed elaborate formule tutto sommato note in composizioni ben strutturate e mediamente coinvolgenti, che non indugiano troppo in quelle ridondanze che spesso certi gruppi doom portano avanti a oltranza per mascherare la loro scarsa fantasia. Di certo gli Hooded Menace non sono un gruppo dotato di un dinamismo miracoloso, tuttavia risultano bravi sia a variare un minimo l’impostazione del riffing – ora più dilatato, ora più duro e galoppante – sia a dosare down e midtempo; le tracce possiedono uno sviluppo fluido e scevro di evidenti cali di tensione: la componente death aiuta molto a rendere il sound vagamente più “spedito”, mentre gli influssi dei Candlemass degli inizi impreziosiscono quelle aperture in cui i Nostri giocano con melodia e atmosfera, conferendo ad esse un taglio maggiormente epico. Da rimarcare, inoltre, la performance vocale di Pyykkö, artefice di un growling cupo e pienissimo, tipicamente finnico nel suo avvicinarsi a quello che abbiamo avuto modo di apprezzare nei dischi dei vecchi Amorphis o nell’operato delle band menzionate in apertura. Gli Hooded Menace, insomma, con questo loro debut album si inseriscono in pieno in un filone ampiamente codificato, ma lo fanno con l’esperienza e la sagacia di una grande band. Tra i solchi di “Fulfill The Curse” si respirano passione ed entusiasmo e i suoi oltre cinquanta minuti di durata, una volta tanto, risultano tutto fuorchè una tremenda mattonata.
