HORN – Apokalyps 1618

Pubblicato il 16/06/2026 da
voto
7.5
  • Band: HORN
  • Durata: 00:46:16
  • Disponibile dal: 05/06/2026
  • Etichetta:
  • Northern Silence Prod.

I tedeschi Horn sono un nome storico della scena pagan black metal, nonché una delle sue realtà più produttive: fondati nel 2002, i Nostri giungono col qui presente “Apokalyps 1618” all’undicesimo full-length della loro carriera, sempre all’insegna dell’incondizionato amore per la storia e le leggende della loro terra natia.
Nato col dichiarato intento di espandere il range stilistico dei Nostri, questo nuovo lavoro denota comunque un netto predominio di suoni tradizionali, con rimandi ai connazionali Imperium Dekadenz, ai Drudkh, ai Primordial e ai Windir meno ‘folk’, anche se non mancano alcune aperture dissonanti dai connotati più moderni che, se da un lato non vanno a stravolgere più di tanto il copione cui gli Horn ci hanno fin qui abituato, dall’altro sono comunque forieri di una palese volontà di non precludersi strade alternative e fresche per partito preso.

Black metal pagano e melodico, quindi, atmosferico quanto basta ma altresì capace di momenti ‘grim’ molto convincenti, come si può sentire nell’impattante e feroce “Naud”, nonché nella riuscita opener “Die Ahren Gleich Als Mit Dem Huf”, ottima nella sua alternanza di momenti avvolgenti, arcani e malinconici e travolgenti scorribande epic/black in cui non viene altresì mai meno l’attenzione per lo sviluppo melodico (parcamente screziato da mai invadenti dissonanze).
La scrittura dei Nostri risulta molto matura e fluida, nonostante i brani vivano di costrutti spesso piuttosto complessi e dinamicamente variegati, come accade nelle intense “Hiofan Mahnt” (composizione marchiata a fuoco da melodie di rara bellezza) e “Am Abgrund Steht Der Junker”(nella quale lo spettro degli irlandesi Primordial si fa sentire in modo piuttosto deciso), mentre in pezzi come la title-track e “Ergot” è l’enfasi emotiva a prendere il sopravvento, con tutto il carico di suggestioni antiche sospese fra storia e mito che da sempre identificano il progetto guidato dal mastermind Nerrath.

Dal punto di vista dell’apertura a nuove soluzioni, risulta molto interessante e riuscito l’utilizzo della doppia voce pulita maschile-femminile nella variegata, composita ed evocativa “Barhout” – uno dei brani più smaccatamente ‘pagan’ del lotto – mentre decisamente osato, sebbene riuscito, risulta il rimando a una band lontana dall’immaginario di riferimento degli Horn come i newyorkesi Type O Negative, chiamati a ‘dialogare’ con suggestioni care ad act quali Falkenbach e gli immancabili Bathory del periodo ‘vichingo’ nella conclusiva e umbratile semi-ballad “At Our Bleakest” , unico brano in inglese di un’opera che vede i Nostri alternare tedesco, svedese e norvegese.
Termina così, con un afflato di novità, questo “Apokalyps 1618”, album capace di confermare con forza tutto l’amore degli Horn per il classico pagan black metal ma senza nessuna preclusione nè pregiudizi di sorta riguardo l’utilizzo di elementi e stilemi eterogenei, provenienti da altre ‘scuole di pensiero’ – a patto, ovviamente, che questi siano passibili di integrarsi alle loro tipiche atmosfere senza conflitti umorali di sorta.
Alla luce di questa considerazione, siamo davvero molto curiosi di vedere cosa ci riservi il futuro degli Horn; per ora, godiamoci questo ottimo “Apokalyps 1618”. album tanto solido e concreto quanto foriero di aneliti di libertà espressiva.

TRACKLIST

  1. Die Ahren Gleich Als Mit Dem Huf
  2. Apokalyps 1618
  3. Naud
  4. Barhout
  5. Hiofan Mahnt
  6. Am Abgrund Steht Der Junker
  7. Ergot
  8. At Our Bleakest
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