8.0
- Band: HORRENDOUS
- Durata: 00:44:16
- Disponibile dal: 30/10/2015
- Etichetta:
- Dark Descent
Terzo album per gli Horrendous. Un disco ancora una volta dal sapore diverso da quello di un tipico lavoro targato Dark Descent Records e che ha solo qualche punto in comune con tutto l’attuale panorama “old school” death metal, o pseudo tale. Sia il tagliente debut album “The Chills” che l’emozionante “Ecdysis” avevano già dato prova del talento degli statunitensi, mostrando soprattutto la loro invidiabile ecletticità nel songwriting e una praticamente innata capacità di mettere il proprio elevato tasso tecnico completamente al servizio della canzone. Il nuovo “Anareta” prende le mosse da queste opere, ma senza guardarsi indietro: di nuovo, il gruppo si dimostra abilissimo nel rivisitare e nell’innovare il proprio stile in maniera ragionata e senza mai annoiare. Il terzetto prende il death metal più anthemico, fatto di sudore, urla atroci e corna puntate al cielo e lo affina, rendendolo adulto e consapevole, con teatralità, un lavoro di chitarra elegantissimo e ritmiche spesso inusuali. Sta diventando difficile trovare un rapido termine di paragone per l’approccio di questi ragazzi: la musica continua a possedere chiari contorni estremi, ma il fulcro è sempre più caratterizzabile come un notevole compendio di emozione, raffinatezza e saggezza nel manovrare i diversi input del vecchio death ed heavy metal. Gli Horrendous non si fanno sconti e sfidano l’ascoltatore passo dopo passo, aggredendolo prima con decise incursioni nel death metal dei primissimi anni Novanta e poi avvolgendolo in lunghe code strumentali che sovente si perdono in assoli ora ipnotici, ora squisitamente epici, sempre adeguatamente supportati da un basso presente e audace. La succitata notevole preparazione tecnica e la disinvoltura a livello compositivo danno modo alla band di rendere certi momenti particolarmente riflessivi, conferendo ad un disco di matrice old school death metal un’intimità difficilmente pronosticabile. Brani come “Ozymandias” e “Acolytes” sembrano quasi godere della grandeur dei primi Metallica (quelli di episodi come “The Call Of Cthulhu” o “Orion”) mescolata con la velenosità dei Pestilence, mentre stoccate più rapide come “The Nihilist” contribuiscono a dare un senso di equilibrio con il fiume di note del resto dell’album. A differenza dei suoi predecessori, “Anareta” non è un lavoro facile da metabolizzare, con la sua autenticità e i suoi tempi dilatati: a tratti si ha la sensazione che qualcosa rimanga imperscrutabile e impossibile da decifrare, nonostante l’immediatezza di certi riff. Ma niente panico: questa è, se vogliamo, una delle caratteristiche più importanti degli Horrendous, una formazione assai creativa, “di confine” e che non è solita fare calcoli. Ascoltate il disco più volte e con pazienza e presto verrete ricompensati.
