8.0
- Band: HORRENDOUS
- Durata: 00:43:26
- Disponibile dal: 02/01/2012
- Etichetta:
- Dark Descent
La Dark Descent è diventata ormai una consuetudine, quando si parla di “nuovo old school” death metal: prima o poi capita sempre di tornarci a fare una puntata. Il pretesto ce lo danno stavolta Damian Herring e i fratelli Jamie e Matt Knox, braccia e menti di questi Horrendous, che si inseriscono senza pensarci due volte in quel filone di metallo della morte vecchia maniera che negli ultimi tempi ci sta dando grandi soddisfazioni. Definire questa nuova prova del terzetto della east coast statunitense un lavoro di semplice riciclo di stilemi vecchi di vent’anni sarebbe però parzialmente inesatto, fuorviante soprattutto allorché si pensi a quanto prodotto in analoghi territori musicali da altre realtà contemporanee: se infatti molti di questi giovani gruppi old school non vanno oltre un tributo ai tempi d’oro di questa o quella scena/band, gli Horrendous inseriscono il concetto di revival in una cornice più ampia, abbracciando la corrente death metal di fine anni ’80 e primi ’90 nella sua interezza, senza fare troppe distinzioni, innescando una fusione che produce risultati altamente intriganti. “The Chills” finisce infatti per dimostrarsi un interessante ‘ibrido’, a cavallo tra Stati Uniti e Vecchio Continente, che riesce nell’impresa di schivare paragoni troppo ingombranti e insistenti pur ruotando costantemente attorno a soluzioni che, per un motivo o per l’altro, tutti conosciamo molto bene. Il primo nome che sopraggiunge alla mente una volta alle prese con l’album – e anche quello al quale tutt’ora ci sentiamo di accostare i ragazzi – è quello dei Death Breath di Nicke Andersson; non tanto per lo stile – sì simile, ma non identico – quanto per l’inatteso pregio di saper rielaborare sonorità ampiamente codificate con un carisma speciale. Difficile infatti che si senta il bisogno di saltare qualche traccia, difficile che sorga la voglia di concentrarsi su qualche altra attività durante l’ascolto: prendendo gli accenti più oscuri e impattanti della primissima scuola americana (Death, Autopsy, Massacre) e ricorrendo alla corrente svedese (Entombed, Unleashed) per dare a certe ritmiche un taglio maggiormente snello e punk e conferire ai passaggi melodici un ‘appeal’ un po’ sornione, il terzetto ha confezionato qualcosa di caratteristico, che possiede effettivamente il piglio di una grande band. Gli Horrendous non sono solamente riusciti a raggiungere un equilibrato mix di pesantezza e melodia; hanno fatto ciò mantenendo ben in vista una propria personalità, evitando di cadere nei soliti cliché di certi colleghi scandinavi da un lato e in quella presunzione e astrusità tipica di certo death metal di nicchia d’oltreoceano (vedi alcune frange dei cataloghi Profound Lore o della stessa Dark Descent) dall’altro. Un disco che può apparire un po’ algido e sibillino a un primo impatto, ma che, nel procedere degli ascolti, trasmette tutto il calore degli angoli più remoti dell’inferno!
