7.0
- Band: HORRID
- Durata: 00:52:25
- Disponibile dal: 31/12/2019
- Etichetta:
- Dunkelheit Produktionen
Spotify:
Apple Music:
In attesa di quelli artificiali, anche l’anno metallico ha deciso di chiudere col botto. Un boato targato death metal, bollato underground, che ha il profumo ed il fragore degli anniversari più importanti e gratificanti. Con il qui presente “As We Forget Our Past”, infatti, gli Horrid raggiungono quota trenta candeline e lo fanno con una sorta di compendio, di greatest hits, dei loro pezzi più significativi così da tracciare un solco definitivo della propria carriera il cui inizio risale appunto al 1989. Da “Reborn In Sin” sino a “Sacrilegiuos Fornication”, la band varesina, guidata dallo storico chitarrista Belfagor, ha deciso di estrapolare un paio di brani da ogni album riproponendoli sotto una veste nuova, o meglio, con il timbro di una line-up stabile, ormai rodata dopo la mini rivoluzione del 2014 e già autrice di una prima prova sulla lunga distanza (“Beyond The Dark Border”). Ed è proprio il sound dell’ultima fatica in studio a replicarsi egregiamente in questa speciale collezione mortifera in cui il death primordiale di marca svedese risuona tonante lungo tutti i cinquantatré minuti di “As We Forget Our Past”. Un passato che ritorna immediato e indelebile sulle note di “Reborn In Sin”, esempio assoluto di come, oltre ad uno spassionato ardore per gruppi quali Entombed e Dismember, gli Horrid siano sempre stati in grado di riversare una personalissima visione delle sonorità esplose in terra scandinava agli albori degli Anni ’90. Una testimonianza avvalorata da “Immortal Passion”, altra chicca ripresa dal primissimo full-length realizzato dall’act tricolore: al posto della voce di Robert, più cavernosa e se vogliamo old school, ora c’è quella di Dagon (già bassista e chitarrista per l’occasione), ma il risultato non cambia; gli stacchi melodici inseriti all’interno delle trame più tirate hanno il medesimo e deciso impatto di allora. Un discorso che si ripercuote anche in episodi marci e maligni come “Demonic Sadocarnage” e “Vortex Of Primordial Chaos”, o in quelli più articolati e variegati firmati dal terzetto estratto da “The Final Massacre” (“Misunderstood God”, “Blasphemic Creatures” e “Land Of No Return”). A completare la cerimonia, l’inedita title track: una lunga marcia di sei minuti che vuole condire tutti gli ingredienti degli Horrid in modo da unire passato e presente della band, lanciandola inevitabilmente verso il prossimo futuro. Impreziosito dalla affascinante copertina realizzata da Matteo Autunno Di Domenico, il nuovo lavoro del gruppo lombardo non brilla purtroppo in fase di produzione: ok il voler replicare il sound grezzo della vecchia scuola, ma qualcosa non ha funzionato fino in fondo, soprattutto nella resa sonora del comparto chitarristico; un nota dolente che non intacca comunque il prestigioso traguardo raggiunto da una band altrettanto importante nell’underground death targato Italia.
