7.5
- Band: HORRIFIER
- Durata: 00:41:50
- Disponibile dal: 07/08/2026
- Etichetta:
- Personal Records
Secondo full-length per i norvegesi Horrifier, band appartenente alle file scandinave della new wave of old-school death metal che dà alle stampe per la label messicana Personal Records l’album “Revelations Of Gore”.
Già il fatto che ci sia la parola ‘gore’ nel titolo piace, come anche il senso di morbosità in salsa vintage che affiora dai titoli dei pezzi, i quali comunque non lasciano spazio a nessun tipo di ricercatezza lirica, ma si affidano a un approccio grezzo e minimalista tra horror, splatter, morte e tutto il kit del buon appassionato di death metal.
Il risultato sono dieci tracce di death metal pesantemente ispirato dagli Autopsy e dai loro progetti paralleli, in modo particolare la variante death/punk degli Abscess per quanto riguarda le parti in d-beat.
Si parte con un breve intro intitolato “Voices”, guarda caso proprio come il classico della band di Oakland contenuto in “Acts Of Unspeakable”, anche se qui non si tratta di musica, ma di una brevissima sovrapposizione di voci spettrali. Il terzo album del combo californiano e anche il successivo “Shitfun” sono però due chiarissimi punti di riferimento per gli Horrifier, che appoggiano la maggioranza delle loro strutture compositive su un death metal cupo e infarcito di soffocanti passaggi doom, ma anche accelerazioni fulminee in blast-beat, queste ultime ben dosate e non dissimili da quelle utilizzate dagli Autopsy tra il 1992 e il 1995.
Anche le scale di chitarra che si incastrano con le rullate sui tom nel finale di “Compelled To Slaughter” sono un omaggio alle trame di Reifert, con il duo formato da Eric Cutler e Danny Corrales.
La voce del chitarrista/cantante Adrian Risøy è un mix perfetto tra Chris Reifert e Paul Speckmann dei Master. In alcuni passaggi, come per esempio nell’attacco di “Human Butchery”, il blasting ha un’impronta grind simile ai Repulsion del capolavoro “Horrified”. Copia e incolla degli Autopsy anche con “The Ingestion”, che si sviluppa su un incidere di tempi lenti e a media velocità alla “Mental Funeral” e “Retribution For The Dead”; la stessa formula viene ripresa nella successiva “Rejoice, Children Of The Flesh”, a cui viene aggiunta una bordata centrale in blast più tremolo e un lungo passaggio dominato da una severa voce pulita in stile “Sadistic Gratification”.
“Body Hoarder” e “Morbid Lust” uniscono all’alternanza tra parti spinte e rallentamenti alcuni bridge di death metal primitivo in doppia cassa che strizza l’occhio alle canzoni più importanti di una pietra angolare del genere come “Severed Survival”, da cui vengono ripresi anche il basso in primissimo piano nel mixaggio e i caotici assoli di chitarra a tutta velocità di matrice Slayer. “The Final Oblation” e “Blood Ascension” seguono la stessa linea di death seminale, con inserti doom a ripetersi senza sosta per gli oltre quaranta minuti del disco.
Con “Revelations Of Gore” siamo a un livello talmente alto di clonazione che non sarebbe un’eresia affermare che alcune di queste tracce non sfigurerebbero nella discografia ufficiale degli Autopsy, ma è altrettanto chiaro come, a livello compositivo, il quartetto di Oslo dimostri di avere gusto nelle composizioni e un ottimo livello d’esecuzione; qui non si inventa veramente nulla, ma si prende la lezione dei maestri e si cerca di riproporla in maniera il più possibile fedele all’originale.
Il gruppo cita anche gli Entombed tra le sue influenze principali ma la produzione, rigorosamente a stelle e strisce, offusca un po’ il possibile sound alla “Left Hand Path” nelle parti veloci, che invece avrebbe sicuramente garantito un approccio in chiave Boss HM-2 di matrice Tomas Skogsberg; non importa, perché il suono degli Horrifier è perfetto così.
In definitiva, se non siete allergici ai gruppi il cui obiettivo dichiarato è imitare i grandi del passato e non vedete l’ora che gli Autopsy diano un seguito ad “Ashes, Organs, Blood And Crypts” del 2023, gli Horrifier fanno sicuramente al caso vostro.
Se invece cercate originalità, state alla larga da “Revelations Of Gore”, perché qui si copia veramente tantissimo dai classici di Reifert e soci.
Menzione d’onore anche per la copertina, che paga pegno alle locandine della golden age dei film gialli italiani – tra gli altri, “Lo Squartatore di New York” del leggendario Lucio Fulci – per cui vennero utilizzate nel 1982 le immagini del braccio che impugna il coltello e il cadavere adagiato in strada con skyline metropolitano sul fondo.
