7.5
- Band: HORROR VACUI
- Durata: 00:36:23
- Disponibile dal: 07/08/2026
- Etichetta:
- Artoffact Records
Anime inquiete del sottobosco dark e post-punk, non temete: esistono ancora rifugi ombrosi e al riparo dallo sguardo ipervigile ed ossessivo della società moderna, porti sicuri in cui semplicemente esistere senza per forza mostrarsi, cullati da musica crepuscolare.
“Shadows Sanctuary”, quinto album degli Horror Vacui, è esattamente questo: un luogo musicale dove death rock e post-punk tessono un manto denso, colloso, dolceamaro, con un basso squisitamente capace di filtrare nel battito cardiaco e quel suono di chitarra, insieme cristallino e vagamente lancinante, da sempre lasciapassare di appartenenza alla scena poc’anzi nominata.
La formazione bolognese è stata capace, nei suoi sedici anni di vita, di costruirsi una propria identità, sintetizzando la fiera militanza degli ambienti punk, irrequieto esistenzialismo post-punk, orgogliosa attitudine DIY e la dolce mestizia di certa (contro)cultura gotica in un inedito personale ed immediatamente riconoscibile, riconosciuto ed apprezzato un po’ ovunque, come testimoniano i numerosissimi concerti e tour tenuti negli scorsi anni su e giù per l’Europa.
“Shadows Sanctuary”, uscito per la Artoffacts Records (la stessa di OvO e Kælan Mikla, tanto per fare due nomi conosciuti anche nel mondo del metal, ma anche della ‘new dark sensation’ Madeline Goldstein), arriva a sei anni di distanza dal bellissimo “Living For Nothing”, e ne è successore consapevole: quell’identità personale di cui si accennava poc’anzi è immediatamente manifesta sin dagli atmosferici sintetizzatori iniziali, per poi deflagrare meravigliosamente in “Distressed”, dove troviamo immediatamente tutto ciò che ci ha fatto amare questo gruppo negli anni – la voce unica di Koppa, davvero paradigmatica per tonalità insieme calde e aspre, effetti ed inclinazione decadente, le ritmiche sincopate ed ipnotiche della batteria di Marzia e del basso, gli accordi seducenti delle sei corde di Lucrezia.
Si respirano, lungo i quaranta minuti scarsi di musica, una sintonia ed un affiatamento maturati scrivendo, suonando e viaggiando spalla a spalla, condividendo un fronte di resistenza comune contro lo spietato, ostile ‘logorio della vita moderna’: un’insofferenza e un rifiuto che costituiscono la spina dorsale di quella corrente spesso troppo maldestramente etichettata solo in funzione del trucco marcato, gli abiti neri e l’estetica lugubre (e che invece regala, dal punto di vista musicale e non solo, una fioritura di band, canzoni e parole), e che in questo caso invece diventano appunto un santuario in cui trovare asilo, abitando serenamente la solitudine (“A Sunny Day”, e i suoi ritmi cadenzati e nervosi).
E, perchè no, trovare il proprio passo, magari ballando molleggiati sull’irresistibile carica di “Writing On The Wall” (sappiamo che il refrain principale vi infesterà le sinapsi a lungo) o “Eventide”, quasi una novella “My Funeral My Party” per bellezza ed intensità, almeno a parere di chi scrive.
Tutto il disco è ovviamente carico di crepuscolo e ombre (le stesse abitate da Christian Death, The Sisters Of Mercy, Siouxsie and The Banshees) ma, come sempre con questo tipo di musica, è lo sguardo sensibile, riverberato da strumenti e voci, di chi porta sulla propria pelle inquietudini, dolori, il peso di vivere e sa condividerne la realtà, a renderle accoglienti ed abitabili – si ascoltino in merito “Skyless Eyes” o la title-track: la formazione bolognese riesce ancora una volta nel proprio intento e, al netto di un paio di momenti leggermente meno a fuoco, ci consegna un album da ascoltare e riascoltare, specialmente con la stagione del declino in avvicinamento.
Gli Horror Vacui aggiungono un tassello di qualità (anche per suoni e produzione) ad una carriera discografica di tutto rispetto, riuscendo nella non facile impresa di proporre canzoni mai banali o noiose, pur rimanendo saldamente all’interno della propria alcova musicale preferita: un posto accogliente per chiunque abbia un cuore votato alle ombre, e danzi con movenze da pipistrello – nella propria camera o negli spazi dove ancora, orgogliosamente, sopravvive la musica dark, death-rock, gotica e post-punk. Bentornati.
