HOW TO DESTROY ANGELS – Welcome Oblivion

Pubblicato il 29/03/2013 da
voto
8.0
  • Band: HOW TO DESTROY ANGELS
  • Durata: 01:06:00
  • Disponibile dal: 05/03/2013
  • Etichetta: Columbia
  • Distributore: Sony

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Preceduto da due EP (uno omonimo e il secondo intitolato “Omen”), ecco ora un album vero e proprio per la formazione di Mariqueen Maandig, Atticus Ross, Rob Sheridan e del capotribù Trent Reznor. Figlio dell’era digitale, “Welcome Oblivion” è il prodotto electro-dark-post-industrial con cui buon Reznor ha deciso di tornare sul mercato puramente discografico. Indubbiamente non si può evitare di presentare questo nuovo come il parto del divertissment celebrale e fisiologico del fondatore dei ex-deceduti Nine Inch Nails, il giocattolo audioludico che la mente di questo personaggio non può fare altro che portare alla luce. Anche vero, però, che questo “Welcome Oblivion” può essere inteso come un’altra visione dell’industrial di Reznor. Un dark che si impossessa del vostro orecchio, scivola nella vostra testa e pilota la vostra immaginazione. Certo un disco non facile da assimilare. Un caleidoscopio sonoro  in bilico tra il progetto “Ghosts” e le soundtracks sub-fincheriane di “The Girl With The Dragon Tattoo” e “The Social Network” passa da momenti di genialità come “The Loop Closes” e la conclusiva “Hallowed Ground”, intimi come “Wake Up”, e alcuni poco entusiasmanti, o meno diretti, dove Mariqueen Maanding, musa melodica in questa selva distorta, diventa Circe che può trasformare o plasmare il vostro subconscio. Ballate elettroniche, comunione di suoni, effetti, strumenti, beat e liriche. Il banjo che si sposa con l’elettronica nella post-apocalittica “Ice Age”, il cui panorama visivo viene concluso nel videoclip magistralmente diretto da uno dei migliori registi degli ultimi anni, John Hillcoat, già collaboratore con un altro personaggio di culto tra musica e colonna sonora, Nick Cave. Come banjo ed elettronica anche le due voci della Mariqueen e di Trent si fondono alla ricerca l’una dell’altra in “All gone, Too Late” . Sembrano però non incontrarsi mai, ma rimangono l’una distante dall’altra, simbolicamente incomunicabilità e lontananza. “Più le cose cambiano, più restano le stesse”. Molto anni novanta. Vero. Carpenter aveva messo in bocca la stessa affermazione a Snake Plissken-Kurt Russel in un’altra visione distopica. Sintomatico, però, come a distanza di quasi due decenni, tutto questo sia ancora valido. E in questa iper-tecnologica post apocalisse rimane spazio per il singolo “How Long?”, rappresentato visivamente da Shynola che presenta una visione molto simile a quella di “The Road”, riadattamento di McCarthy sempre del solito Hillcoat. Le cose tornano, dopotutto. E nonostante la flessione di suoni e l’immenso spettro di soluzioni presenti, questo “Welcome Oblivion” è un disco omogeneo a livello di contenuti e di immaginario.  I numerosi ascolti che questo disco permette di sostenere dimostrano questa affermazione. E questo potrebbe già essere un traguardo di questi tempi. Certo è che da Reznor, con tutti i preamboli e le premesse, uno si aspetta sempre un capolavoro, come se il suo fosse il tocco da Re Mida contemporaneo. Un gospel elettronico iper-tecnologico e post-industriale è certo qualcosa di contemporaneo. La convergenza, fenomeno contemporaneo per eccellenza, tra elettronico, suonato, cinema, musica, videoclip, liriche, si sposa perfettamente con l’aujourd’hui. La lucidità con la quale Reznor aveva colto le sue epoche è sempre stata degna di lode profetica. Forse ha beccato ancora un’altra strada al futuro immediato. Forse è invecchiato. Gustarsi “Welcome Oblivion” o tenerlo in cantina in barrique. Potremmo scoprire la retrodatazione di questo panorama di tracce che lascerà delusi, illuminerà, annoierà, esalterà. Non siamo qui nell'”o si odia o si ama” ma siamo nell'”indifferenza o nella perdizione”.

 

 

TRACKLIST

  1. The Wake-Up
  2. Keep It Together
  3. And The Sky Began To Scream
  4. Welcome Oblivion
  5. Ice Age
  6. On The Wing
  7. Too Late, All Gone
  8. How Long?
  9. Strings And Attractors
  10. We Fade Away
  11. Recursive Self-Improvement
  12. The Loop Closes
  13. Hallowed Ground
1 commento
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