7.5
- Band: HOWLING GIANT
- Durata: 00:47:17
- Disponibile dal: 31/10/2025
- Etichetta:
- Magnetic Eye Records
Howling Giant è un nome che circola da ormai diverso tempo tra gli appassionati delle sonorità più torride e sanguigne a cavallo tra hard rock, prog e stoner: formatasi nel 2014, la band si è consolidata come terzetto, composto da Tom Polzine (voce e chitarra), Zach Wheeler (voce e batteria) e Sebastian Baltes (voce e basso, figlio dell’ex bassista degli Accept Peter Baltes) ed ha prodotto due album, in un’ascesa che ha portato fino all’ottimo “Glass Future” del 2023.
Alla luce di questa continua crescita, il nuovo disco “Crucible & Ruin” potrebbe essere visto come un passaggio di livello importante e anche definitivo, per diversi motivi: alla formazione si è aggiunto un quarto componente, Adrian Lee Zambrano (chitarra e sintetizzatori), per la prima volta le registrazioni sono avvenute in uno studio professionale anziché nel loro ‘bunker’ (come invece successo in passato) e, soprattutto, c’è stata un’evoluzione sonora che, pur senza stravolgere la proposta, appare piuttosto chiara.
Gli americani, rinvigoriti dalla presenza di un’altra sei corde, danno infatti vita a composizioni decisamente più aggressive, tanto che è evidente come, in quest’occasione, nella loro miscela la componente stoner sia più marcata rispetto al passato: più Mastodon e meno Rush, per dare due coordinate generali, anche se qualche passaggio prog non manca, in trame corpose rese ancora più dense dai synth, dai frequenti assoli e da massicce dosi di psichedelia.
Questo irrobustimento contribuisce alla perdita di alcune sfumature, e sotto questo aspetto “Crucible & Ruin” è un passo indietro rispetto al suo predecessore, ma consistenza, freschezza e, soprattutto, una scrittura sempre fluida, lo rendono comunque un disco oltre la media del genere.
“Scepter And Scythe” e “Melchor Bones”, con le loro scorribande chitarristiche, potrebbero essere estratti da “Crack The Skye”, “Beholder I Downfall” è ancora più diretta, mentre il gruppo di Geddy Lee fa capolino nelle melodie di “Archon”, in un susseguirsi di brani che, almeno in parte, difettano della policromia a cui gli Howling Giant ci avevano abituato, ma si distinguono per solidità e compattezza.
Se “Glass Future” rappresentava un gigantesco passo avanti, con questa nuova uscita il quartetto cerca un assestamento, cambiando qualcosa nel proprio suono, sempre all’insegna della qualità e non facendosi tentare da facili scorciatoie: per ora possiamo parlare di una conferma ad alti livelli, in attesa di ulteriori sviluppi.
