HULDER – The Eternal Fanfare

Pubblicato il 04/07/2022 da
voto
7.0
  • Band: HULDER
  • Durata: 00:25:42
  • Disponibile dal: 01/07/2022
  • Etichetta:
  • 20 Buck Spin

Cambio di logo e di etichetta per il progetto solista della musicista di origine belga, che torna sul mercato discografico a poco più di un anno e mezzo dal debutto su disco, quel “Godslastering: Hymns of a Forlorn Peasantry” che ha saputo ritagliarsi – nella miriade di uscite in ambito black metal – un piccolo spazio nell’underground. Musicalmente non rileviamo particolari ‘scossoni’: lo stile delle nuove composizioni continua ad ad essere saldamente ancorato al black metal grezzo e melodico che abbiamo imparato a conoscere, perciò nessuna sorpresa derivante dal recente passaggio sotto una label prevalentemente orientata verso il doom e il death metal. Rileviamo magari alcuni punti di contatto con gli Obsequiae, i compagni di etichetta della polistrumentista (statunitense di adozione) e il loro mix di black metal, epicità e melodie medievali. Il ‘dark medieval black metal’ di Hulder vede infatti un uso del synth che va spesso in quella direzione, pur mantenendo sempre un approccio compositivo molto più diretto e aggressivo rispetto a quello dei ragazzi del Minnesota.
Il primissimo impatto con questo “The Eternal Fanfare” è però decisamente più ‘celestiale’ che figlio di sanguinose battaglie o riti di magia nera: nonostante il titolo minaccioso, “Curse From Beyond” è un’intro dai caratteri ethereal/ambient che ci trasporta in parte indietro di qualche decennio. Non a caso i Dead Can Dance vengono citati nelle note che introducono il disco, ma ci vengono in mente anche altri artisti tra i più ‘accessibili’ del catalogo Cold Meat Industry, per esempio. Lo stacco rispetto a “Burden Of Flesh And Bone” è netto e brutale, in apparenza persino troppo. In realtà il pezzo cela un cuore di pure tastiere che rivela un collegamento stilistico diretto con il pezzo di apertura, e dimostra anche la volontà di osare qualcosa in termini di scelte stilistiche, con un risultato per la verità non totalmente convincente. Le tracce successive si mantengono vicine allo stesso stile, che unisce black metal (mai tiratissimo) d’ispirazione anni ‘90, riff e soluzioni compositive più attuali ed influenze dungeon synth con atmosfere ora epiche ora sognanti. Probabilmente la dimensione di questo lavoro è proprio quella ovattata e quasi onirica del paesaggio ghiacciato ritratto in copertina, leggermente più riflessivo e meno sugli scudi del suo predecessore, come dimostra la conclusiva “A Perilous Journey”. Hulder (al secolo Marliese Beeuwsaert) apre maggiormente alla melodia anche in termini di partiture vocali, che all’occasione si fanno pulite e addirittura suadenti. Rimane piuttosto grezza e cavernosa la produzione, una scelta che ben si sposa con i pezzi più veloci e duri, un po’ meno con i momenti più atmosferici, in ogni caso un tratto distintivo di questo progetto, e in un certo senso ‘garanzia’ rispetto a tutte le release di black melodico e atmosferico ultra curate e ritoccate (fino al punto di avere ben poco a cui spartire con il black metal).
Il buon risultato finale è lievemente appannato dall’occasionale impressione di alcune soluzioni un po’ ingenue e leggermente frettolose, che comunque non affossano un dischetto piacevole, che si ascolta volentieri nonostante non inventi assolutamente nulla.

TRACKLIST

  1. Curse From Beyond
  2. Burden Of Flesh And Bone
  3. Sylvan Awakening
  4. The Eternal Fanfare
  5. A Perilous Journey
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