7.0
- Band: HUMAN FORTRESS
- Durata: 00:42:01
- Disponibile dal: 17/10/2025
- Etichetta:
- Massacre Records
La carriera degli Human Fortress è spesso stata costellata da vari alti e bassi: ricordiamo, ad esempio, come da un disco niente male di power epico-sinfonico come “Defenders Of The Crown” del 2003 si sia poi passati al mediocre “Eternal Empire” del 2008, che portò quasi allo scioglimento del gruppo, salvo poi ripartire con il ritorno di alcuni membri storici e con l’innesto di un ottimo cantante come Gus Monsanto.
Da allora sono stati pubblicati altri tre full-length fino a “Reign Of Gold” del 2019 e sono trascorsi ben altri sei anni per arrivare a questo nuovo album, intitolato “Stronghold”.
La novità principale è rappresentata dall’abbandono dello storico tastierista Dirk Liehm: questo ha comportato che, benchè sia stato reclutato un sostituto (Axel Herbst), di fatto l’album è stato composto per la prima volta senza tastiere, ed in effetti si nota subito come queste sul disco presentino un ruolo davvero marginale, a favore di un sound molto incentrato invece sulle chitarre di Todd Wolf e Volker Trost. Il risultato è dunque un suono più potente, che sa molto di heavy/power ottantiano, accentuato dalla produzione di Alex Krull (Atrocity, Leaves’ Eyes).
Notevole la performance di Gus Monsanto, che presenta una voce molto versatile, ora roca e potente, ora più alta e anthemica, a seconda delle caratteristiche della canzone, facendo davvero compiere un salto di qualità ad alcuni brani.
Si mettono in evidenza, in particolare, alcune tracce trascinanti come la title-track, “The End Of The World” e “The Abyss Of Our Souls”. Niente male neanche altre tracce come “Pain”, “Mesh Of Lies”, “Silent Scream”, “Road To Nowhere” o “The Darkest Hour”. Per contro, qualche brano appare decisamente sottotono, come “Under The Gun” (dove il refrain non riesce a creare un effetto climax) e soprattutto il midtempo “Death Calls My Name”, probabilmente un tentativo poco riuscito di creare una sorta di power ballad in grado di emozionare.
A conti fatti, reputiamo comunque questo disco degli “Stronghold” un ritorno senz’altro positivo, valorizzato, come precisato, da un sound molto deciso e convincente e da una buona performance da parte dei musicisti.
Si evidenzia che la versione in digipak dell’album comprende un secondo CD con altre tre canzoni, che diventano quattro nella versione giapponese (non presenti nel promo a nostra disposizione): in assenza di notizie ufficiali a riguardo, ipotizziamo si tratti di inediti inseriti in un secondo disco per invogliare l’acquisto del supporto fisico. .
