7.5
- Band: HUMAN IMPROVEMENT PROCESS
- Durata: 00:42:00
- Disponibile dal: 10/09/2013
- Etichetta:
- Memorial Records
Sono circa tre anni che questi ragazzi di Modena producono musica. Una carriera ancora breve, che non può quindi aver già prosciugato la vena compositiva dei Nostri, che sicuramente, con questo album, raggiungono i loro vertici, sia in termini qualitativi che di piacevolezza all’ascolto, segnale evidentemente di ispirazione, ma anche di raggiunta maturità. “Deafening Dissonant Millennium” è un disco che non rinnega il passato, ma ne prende il meglio aggiungendoci una innegabile crescita; un disco che tiene quasi sempre alta la tensione senza apparire mai eccessivo, mostrandosi più curato e più emotivo rispetto ai lavori precedenti. Un’opera dove invitanti melodie si accompagnano a ritmi incessanti: una sequenza di efficaci canzoni dall’aspetto ora fragile, ora enfatico e vertiginoso. Gli Human Improvement Process definiscono la loro proposta “experimental death metal”, forse per porre in risalto l’utilizzo che viene fatto di innesti metal-core e di elementi elettronici, atmosferici e progressivi a fianco di spunti più estremi. Volendo tuttavia parlare con “parole povere”, “Deafening Dissonant Millennium” è un disco che tutto sommato può essere facilmente accostato a certe produzioni della Sumerian Records: heavy ma mai eccessivamente brutale, melodico ma non troppo frivolo, tecnico ma ben lontano dal suonare astruso. Un lavoro capace di spaziare, libero e sciolto e che nei suoi quarantadue minuti di durata ci regala canzoni che alternano calma e furore, in un crescendo sonoro dalle varie sfumature. La solidità dei Decapitated si fonde con i virtuosismi dei The Faceless, quindi il prodotto viene immerso in una vasca di emotività che pare essere targata Misery Signals. I suoni sono ben amalgamati, l’ispirazione è appunto più che buona e la tracklist scorre vivace e concisa. Per ora sono gli intrecci melodici la marcia in più della band, soprattutto quando questi vengono lasciati fluire liberamente, come nel magnifico finale della title track. Una maggiore insistenza su questi registri e, magari, una produzione più calda potrebbero portare gli Human Improvement Process ancora più in alto. Ciò nonostante, già ora vi è poco di cui lamentarsi: tra le nuove leve del metallo tricolore, di rado si sentono sonorità così levigate e avvincenti.
