6.5
- Band: HUMAN IMPROVEMENT PROCESS
- Durata: 00:21:10
- Disponibile dal: 01/02/2011
- Etichetta:
- The Execution Kollective
- Distributore: Masterpiece
La giovane etichetta italiana The Execution Kollective ci presenta gli altrettanto giovani modenesi Human Improvement Process – in arte H.I.P. – quintetto autore di un deathcore d’ultima generazione che ingloba influenze elettroniche e psichedeliche per una proposta che in questo EP di debutto pare ancora un po’ acerba ma dalle buone prospettive future. Dotarsi di un look più tradizionale e attendere che l’automatico accumulo di esperienza faccia il suo dovere potrebbero essere espedienti a favore dei cinque emiliani, che comunque sotto il punto di vista del songwriting paiono essere già in grado di costruire dei pezzi che ben alternano gli elementi formanti il loro background musicale. Si passa con rapidità, infatti, dai Despised Icon ai Suicide Silence, dagli At The Gates agli As I Lay Dying, dai Cephalic Carnage agli Enter Shikari, riuscendo però ad esprimere anche una tendenza alla melodia epico-malinconica – presente stolidamente nei ritornelli puliti – che dona alla band quel pizzico di personalità che assolutamente è da perfezionare nel tempo a venire. Prendiamo ad esempio tutta la strumentale conclusiva “The Remaining Hours” (involontarie o volute le influenze Novembre?) oppure la seconda parte di “The Process”, nella quale si fa strada un liquido e triste arpeggio che poi si lascia andare in un bel chorus liberatorio e in un’atmosfera decadente che ci piace davvero tanto. Come già scritto, aspetti che in futuro speriamo la band esplori di più. Le sezioni mosh e il riffing di stampo prevalentemente scandinavo sono invece piuttosto derivativi, ma non si fanno dispiacere, così come il vario approccio vocale di Stefano Sebastio, che perlomeno in studio dà prova di sufficienti qualità. Insomma, bisogna crescere e migliorare, certo, ma questi venti minuti e poco più di Human Improvement Process si fanno ascoltare con piacere e più di una volta.
