HUMULUS – Reverently Heading Into Nowhere

Pubblicato il 13/04/2017 da
voto
7.5
  • Band: HUMULUS
  • Durata: 00:43:43
  • Disponibile dal: 24/03/2017
  • Etichetta:
  • Distributore:

Ottimo ritorno per la compagine lombarda, a poco più di un anno dall’EP “Electirc Walrus”, che già aveva ben colpito nel segno, presentandoci la nuova formazione in ottimo spolvero. Qui le attese vengono confermate alla grande, con un lavoro che ha un solo punto debole: non avere ancora una casa discografica alle spalle, sebbene sia prevista una stampa in vinile ad opera della Oak Island; e la cosa ci stupisce davvero. In un periodo in cui l’hype per stoner, psichedelia e compagnia bella è altissimo, è difficile capire come una band di casa nostra che riesce a suonare convincente e originale non desti la giusta attenzione. L’iniziale “Distant Deeps Or Skies” riprende le atmosfere degli Sleep con un riff pachidermico e che resta subito impresso, prima di concedere spazio a sonorità space rock in cui i Nostri si muovono perfettamente, in particolare grazie al duetto tra la chitarra liquida e la batteria che scandisce il ritmo dei nostri neuroni pronti a cedere completamente al trip. Anche “Catskull” parte su dinamiche simili, ma la voce di Andrea si fa qui ancora più calda, e conquista lo stacco centrale in cui la chitarra cede a un più o meno volontario – ma certo ben riuscito – omaggio al Tony Iommi acustico: viene in mente, in particolare, il finale di “Symptom Of The Universe”. “Anachronaut” è efficace, incalzante, varia ed insieme ossessiva – un apparente ossimoro che ci permette di ingerire otto minuti scuotendo la testa e accorgendoci solo alla fine che il riff si è trasformato. Dicevamo di un trip, del resto, e la bellissima “The Gold Rush”, impreziosita da un giro di basso uscito pari pari dagli anni Settanta esacerba queste sensazioni , andando a pescare brevi feedback, accelerazioni, esplosioni vocali filtrate di gran classe. “The Great Hunt” è un pezzo che conferma l’ascendente di Matt Pike nel riffing, ma anche la voglia di ricerca nel lungo intermezzo di chitarra squillante, prima di un finale a colpi di larsen. Chiude il lavoro “Rama Kushan” brano atipico nella costruzione, con velleità orientaleggianti che non cedono (per fortuna) a stranezze e sitar, bensì affidate a una chitarra molto slow hand, prima di spostarsi su lidi psichedelici dopo il suono di un gong: quasi un segnale per scuotere l’ascoltatore, e avvisarlo che sta per essere trascinato dalle parti più trasognate di quel Nulla che, programmaticamente, è l’affascinante meta fin dal titolo dell’album.

TRACKLIST

  1. Distant Deeps Or Skies
  2. Catskull
  3. Anachronaut
  4. The Gold Rush
  5. The Great Hunt
  6. Rama Kushna
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