7.0
- Band: HYPERION
- Durata: 00:44:29
- Disponibile dal: 22/11/2017
- Etichetta:
- Fighter Records
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Da non confondere con l’omonima band proveniente da Bergamo, gli Hyperion sono una realtà nata un paio di anni fa a Bologna, ma tutti i membri hanno già alle spalle un notevole bagaglio di esperienza in alcune note formazioni nostrane. D’altra parte l’ascolto del loro debutto, intitolato “Dangerous Days”, non fa che confermare in maniera evidente la buona esperienza maturata dal quintetto: gli Hyperion ci presentano un lavoro classicissimo ma efficace e potente, che riesce ad essere tradizionale ma non per questo vecchio o sorpassato. È un po’ come la copertina, che si ispira alla fantascienza più classica e che non sfigurerebbe sul frontespizio della celebre collana Urania: è uno stile intramontabile che non rinnega le sue origini e che mantiene vivo un mondo anno dopo anno. La musica degli Hyperion è così: si nutre dei grandi classici e li rilegge con convinzione, grazie ad una confezione sonora dignitosissima e una performance strumentale di alto livello. Abbiamo, così, episodi più vicini al power/epic come “Ultimatum”, che fa tornare alla mente un nome importante del panorama italiano come quello dei Domine; oppure momenti più vicini ai padri Judas Priest, come “Incognitus”, possente bordata á la “Painkiller”. Echi nemmeno troppo velati di Iron Maiden dominano “The Killing Hope”, che ci riporta alla mente l’immortale “Aces High”; mentre “Ground And Pound”, con il suo chorus efficace e diretto, sembra spostarsi verso la scuola teutonica. Insomma, un ascolto assolutamente piacevole per chi ama le sonorità classic metal. Perfetto? Questo no, serve ancora una personalità più marcata che renda gli Hyperion riconoscibili in un ambito dove i capolavori non sono pochi. Allo stesso modo, non siamo completamente convinti dalla performance vocale di Michelangelo Carano, che ci regala una prova senza errori, ma non ancora impeccabile per interpretazione e carisma. Assolutamente promossa, invece, la coppia di chitarristi, Davide Cotti e Luca Fortini, che impreziosiscono l’album con ottimi spunti melodici, sia ritmici che solisti. Prova comunque assolutamente positiva che, confidiamo, potrà essere un buon punto di partenza per una carriera degna di attenzione.
