8.0
- Band: HYPNOTHETICALL
- Durata: 00:39:54
- Disponibile dal: //2006
Chi scrive ben si ricorda degli Hypnotheticall, band vicentina della quale pochi anni fa ha avuto modo di saggiare ampiamente l’incredibile operato artistico, che ha raggiunto nel secondo demo “Thorns” il suo apice qualitativo, realizzando un vero e proprio gioiello di progressive metal personale ed elaborato che nell’ambito di un’autoproduzione su demo si potrebbe definire pressoché impareggiabile. Ebbene, aspettavamo con impazienza nuove notizie da questi ragazzi: ed ecco che, a metà 2006, riceviamo questo “Promo 2006” di fresca realizzazione. Trattasi ancora di un’autoproduzione (possibile che con tutti i gruppi inutili che si sentono spesso e volentieri questi ragazzi siano ancora senza contratto?) che servirà alla band, stando alla bio, per essere smistato a varie case discografiche in cerca di contratto. Ed ancora una volta il sottoscritto non può che lodare l’operato della band vicentina: un sound che si fa sempre più personale, ottime canzoni e capacità tecniche invidiabili; ecco qui il biglietto da visita degli Hypnotheticall, che per la terza volta (tre centri su tre… e che centri!) non mancano di stupire. Sempre più difficile risulta descrivere la proposta incredibilmente personale della band: se dopo un bellissimo intro acustico la prima song, “Blind Eyewitnesses”, risente ancora delle influenze più metalliche del passato (ma ben si noti, l’influenza di mostri sacri come Dream Theater o Pain Of Salvation sembra ormai sparita), dalla seconda traccia in poi troviamo un mosaico variopintissimo e quasi unico: se in “Powerless Beholder” troviamo una canzone leggera e piuttosto ariosa, dove sembra che i Tool abbiano dismesso i toni di band oscura e cervellotica per sposarsi con la leggerezza dei Porcupine Tree e col marchio di fabbrica inconfondibile dei Rush (nota obbligatoria: sembra che Geddy Lee, per quanto inimitabile, sia uno dei più grandi modelli vocali del singer Francesco…), in “Heaven Close At Hand” dopo un inizio che ritorna a sonorità dure troviamo un’ottima apertura melodica che rimanda sempre alla band canadese, mentre con le successive “Sweet Nothings” e “Artifical Illusions” si aprono orizzonti più cupi, quasi opprimenti, resi sempre con l’usuale maestria e perizia d’esecuzione da tutta la band. Chiudono le danze “Game Of Suffering”, bel pezzo acustico dalle tinte delicate, ma nello stesso tempo opache ed arrese, con un Francesco che declama con toni sofferti l’impossibilità di dare un senso ed una direzione alla vita, e “Hi-tech Lonelyness”, uno dei pezzi migliori del lotto, che da un’intro memore dei migliori Tool si sviluppa in una stupenda song dalle atmosfere pesanti, disperate ed un poco moderne. Perorando ancora una volta in favore del gruppo, il sottoscritto si augura che discografici e pubblico siano in grado di apprezzare un piccolo gioiello come questo “Promo 2006” e sappiano dargli sistemazione adeguata, gli uni con un foglio di carta da firmare sulla propria scrivania e gli altri con un posto nella discoteca della propria stanza. Da ascoltare, obbligatoriamente, senza ‘se’ e senza ‘ma’: dateci retta!
