7.0
- Band: IKARIE
- Durata: 00:44:55
- Disponibile dal: 17/03/2023
- Etichetta:
- Avantgarde Music
Gli spagnoli Ikarie, debuttanti su disco e su queste pagine circa due anni fa con il positivo esordio “Cuerpos En Sombra”, continuano la loro storia su Avantgarde Music – la nostra etichetta è ancora una certezza per determinate sonorità – pubblicando il secondo lavoro sulla lunga distanza, intitolato “Arde”.
La band (comprendente ben tre ex membri degli ormai sciolti, ma da noi certo non dimenticati, Nahemah, dei quali si può dire una sorta di prosecuzione sotto false spoglie), non delude neanche a questo giro, offrendo un buon compendio di tracce e mostrando una crescita artistica di ottima fattura, che non ci fa gridare al miracolo ma che ci permette di affermare quanto il gruppo si stia scavando una propria nicchia di musica di qualità. Il post-metal intriso di doom, sperimentazione, melanconie atmosferiche e minimalismo stilistico ci mette poco ad affascinare, soprattutto coloro i quali sono portati all’ascolto di suoni crepuscolari e drammatici. “Arde” presenta infatti un impatto emotivo importante e davvero oscuro, al limite del terrificante, e basti sentire l’introduzione “Sacrificio” arrivare come ombra alle nostre spalle manco fosse la colonna sonora di un film horror coreano. Pur non avendo un tastierista ufficiale, i giochi di tastiere e pianoforte sono fondamentali nell’economia del sound Ikarie, in quanto donano profondità, spessore e originalità ad un post-metal, come già accennato più sopra, tutto sommato statico e ‘classico’.
I crescendo arpeggiati che esplodono in groove possenti ed ipnotici, retaggio dei padri Cult Of Luna, si uniscono ad atmosfere che richiamano anche i Solstafir di metà carriera, fra gli altri, rivelando in certi frangenti la primeva influenza del doom-gothic metal britannico, soprattutto i My Dying Bride dell’avanguardistico “Turn Loose The Swans” e gli Anathema del periodo “Pentecost III”: assolutamente rivelatrice di questa influenza è la stupenda “Titane II”, dotata di un riffing romantico-decadente che non può non provenire direttamente dagli autori di un brano quale “Kingdom”.
Gli Ikarie, guidati alla voce dal bravo Pablo Egido, che avevamo già lodato più volte in passato per il suo lavoro nei Nahemah, hanno la peculiarità di arrangiare i brani magistralmente restando minimal, dosando sapientemente gli incroci e le soluzioni utilizzabili dalla presenza di tre chitarre in formazione (gli altri due ex Nahemah, Paco Porcel e Daniel Gil, e Luis Albadalejo) senza mai però strafare, puntando allo stretto necessario per creare la loro particolare fragranza di paure notturne e meandri nostalgici. Anche i loro artwork curati e subito riconoscibili aiutano a dare identità al gruppo catalano, forse l’ennesima goccia in un oceano fin troppo colmo, ma una di quelle gocce che ha la fortuna di essere rischiarata nottetempo dalla Luna.
Lo stacco à la My Dying Bride del singolo “La Sed” – giro ipnotico di una chitarra doppiato da un riff dolciastro – è eccezionale; il pathos della strumentale “40 Días” mette i brividi; la conclusione affidata alla suite pianistica “Flores En El Asfalto” lascia l’amaro in bocca per lo stupore; gli incedere pastosi di “Tomie”, “Santa Sangre”, “Surcos (Ciutat Morta)” sono piacevolmente standard: insomma, “Arde” è un album che si sposa perfettamente con la definizione di post doom metal a cui vengono associati, classico quanto basta per il genere, ma carico d’inventiva e classe se si allarga la visione al di fuori del vicinato.
Speriamo in un terzo lavoro ancora migliore, il sette pieno ci pare effettivamente un po’ stretto ma in futuro, se il miglioramento perdurerà, sicuramente saremo qui a spellarci le mani dall’emozione. E per un voto più alto.
