5.5
- Band: ILIENSES TREE
- Durata: 00:25:56
- Disponibile dal: 10/10/2014
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Diamo il benvenuto sulle nostre pagine agli Ilienses Tree, recente formazione sarda che pubblica autonomamente il primo vagito assoluto della band a nome “2014 B.C.”. Sia il monicker che il titolo della demo si associano alla storia antica della terra da cui provengono i cinque musicisti, riferendosi alla antica popolazione degli Iliensi, che abitava la Sardegna millenni prima della nascita di Cristo, proprio nell’anno 2014 per l’appunto. Si decide di accompagnare questa sorta di rievocazione storica con uno stile avvicinabile al doom metal nord-europeo più melodico ed accessibile, lontano dalle esasperazioni di certe realtà di settore ed abbastanza vicini invece ad una concezione artistica di chiara scuola Opeth vecchi tempi e Paradise Lost, sia nell’utilizzo di un cantato mai troppo in primo piano che nel ricorso molto frequente ad arpeggi e riff fluenti che si prolungano ed intrecciano a vicenda. “Every Hope” dimostra egregiamente il concetto, così come le due parti in cui viene suddivisa “Into The Void” mostra ben scisse queste due componenti essenziali nella formula degli Ilienses Tree, comunque sempre molto cauti nell’utilizzo di distorsioni e parti vocali più pesanti. Si rivela forse persino eccessiva la raffinatezza con cui infine viene impostata la conclusiva “Blood”, quasi dodici minuti di canzone che pur mostrando alcuni dei momenti più tesi dell’intero lavoro, non spinge mai a sufficienza sul versante “metal”, lasciando un pelo di amarezza al termine di una canzone ben strutturata e dotata di ottimi spunti. Gli Ilienses Tree insomma si trovano palesemente più a loro agio nella creazione di atmosfere disilluse e decadenti che non in quella di riff granitici ed evocativi, una parte necessaria alla ricetta di un buon album melodic doom/death ma certamente valorizzata se alternata con più decisione a momenti davvero estremi. Un’inspiegabile decisione di porre gli assoli (nemmeno troppo precisi a dir la verità) ad un volume spropositato ci costringe a portare il voto appena sotto la sufficienza, ma i margini su cui lavorare per i sardi sono senza dubbio interessanti e possibili portatori di proficue migliorie in sede di songwriting.
