ILLUSORY – Crimson Wreath

Pubblicato il 01/06/2021 da
voto
8.0
  • Band: ILLUSORY
  • Durata: 01:18:00
  • Disponibile dal: 21/05/2021
  • Etichetta:
  • Rockshots
  • Distributore: Audioglobe

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L’heavy metal è potenza, è rabbia, può anche essere manifestazione di ribellione o di trasgressione. Ci sono però anche alcune band che hanno (o hanno avuto) il raro dono di saper esprimere con la loro musica uno spettro ancora più ampio di emozioni, in grado di toccare nel profondo le corde dell’ascoltatore. Un dono che si possiede, ma che si può ulteriormente affinare con il tempo e con l’esperienza. Gli Illusory (band greca che ha iniziato con il nome di The Ivory Tower addirittura negli anni ’90 per poi passare all’attuale moniker nel 2012) sembrano possedere questo pregio: rimasti praticamente allo stato di band underground e poco conosciuti fuori dal loro paese, riescono a realizzare con “Crimson Wreath” (terzo album con questo moniker) un disco di intensa bellezza, nel quale affrontano temi come come la guerra o raccontano con struggente dolore la perdita di persone care, semplicemente tramutando in musica il loro disagio e i propri stati d’animo. Il risultato è un lavoro maturo, realizzato con grande cura e ricco di spunti interessanti: echi di band come Savatage, Queensrÿche o Jag Panzer si uniscono a una tradizione europea heavy/power, dando vita ad un sound certamente non innovativo, ma che gli Illusory hanno saputo sintetizzare in un mix davvero trascinante e accattivante. I loro brani sono carichi di riff, squisite melodie, ritmi incalzanti, pregevoli assoli, inframmezzati con grande maestria con efficaci arpeggi e passaggi atmosferici. Ottimo il lavoro chitarristico di George Papantonis e Greg Bakos, ma merita una menzione speciale anche il cantante Dee Theodorou, autore di performance versatili e istrioniche, affrontate con grande personalità.
La tracklist è alquanto varia e tutt’altro che scontata: si possono ritrovare, infatti, brani molto diretti, come “Besetting Sins” o “A Poem I Coulnd’t Rhyme”, qualche breve intermezzo (talvolta perlopiù narrato), ma anche tracce davvero lunghe e articolate come le splendide “S.T. Forsaken”, “An Opus Of Loss And Sorrow”, suddivisa in tre parti, ispirata a vicende familiari che hanno colpito alcuni membri della band, rappresentando una sorta di catarsi attraverso la musica o la monumentale “Fortress Of Sadness” (nella quale la band fa ricorso anche a voci femminili e imponenti cori), a nostro avviso l’apice del disco. Niente male neanche brani sviluppati tra passaggi acustici ed altri più aggressivi, come la titletrack, cangiante e suggestiva o “Ashes To Dust”, grintosa nella prima parte, per poi lasciare spazio ad un intermezzo con chitarra acustica, balalaika e voce narrante, prima di riesplodere nel finale.
Onore al merito dunque per questa band, che auspichiamo a questo punto possa finalmente raccogliere il giusto riconoscimento alla propria carriera e alle proprie qualità.

TRACKLIST

  1. Besetting Sins
  2. Acedia
  3. Crimson Wreath
  4. Immortal No
  5. All Shall Fade
  6. All Blood Red
  7. The Voice Inside Me
  8. S.T. Forsaken
  9. Ashes To Dust
  10. A Poem I Couldn’t Rhyme
  11. An Opus Of Loss And Sorrow: Pedestal I: Past Forever Last
  12. An Opus Of Loss And Sorrow: Pedestal II: The Isle Of Shadows
  13. An Opus Of Loss And Sorrow: Pedestal III: Agony’s Last
  14. Fortress Of Sadness
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