6.0
- Band: IMPENDING DOOM (US)
- Durata: 00:46:11
- Disponibile dal: 22/11/2013
- Etichetta:
- SPV Records
- Distributore: Audioglobe
Un gruppo come gli Impending Doom ha probabilmente già detto tutto quello che aveva da dire. Nelle undici tracce di “Death Will Reign” pochissimo cambia o si evolve rispetto all’euforia metal/death-core che tanto di moda andava durante la (ri)scoperta della musica heavy in atto fuori e dentro gli Stati Uniti ormai quasi una decina di anni fa. Per l’ascoltatore sta diventando problematico avere a che fare con dischi come questo, dove appunto poco o nulla cambia nelle strutture e nelle ritmiche rispetto a quanto già udito in precedenza. Questo è ormai il terzo album con cui gli Impending Doom provano a gettare un ponte fra i breakdown ad oltranza della scena death-core più ignorante e velleità groove metal sulla scia di eroi a stelle e strisce come Lamb Of God e Fear Factory, lastricando quest’ultimo con spunti presi dai Meshuggah, padri indiscussi di quella scena “djent” oggigiorno tanto in voga sul suolo USA. Un continuo gioco di rimandi, una celebrazione dell’arte del copia/incolla che ogni tanto può dare frutti tutto sommato divertenti (vedi il precedente “Baptized In Filth”), ma che ormai sempre più spesso risulta antico, monocorde, stantio. “Death Will Reign” è un’altra fiera del riffone ribassato, della doppia cassa sincopata, del rallentamento all’interno del rallentamento. Più briosi dei recenti Oceano, ma sicuramente meno ingegnosi e spigliati dei Whitechapel, i ragazzi californiani si scontrano ripetutamente con tutta una serie di clichè che ormai non possono proprio più essere giudicati frutto dell’inesperienza. Un peccato, perchè quando il gruppo prova a variare un pochino – vedi la batteria più sciolta e gli sprazzi acustici di “Doomsday” o “My Blood” – i risultati non dispiacciono: si sentono una certa ispirazione e un dinamismo altrove sconosciuti. Certo, l’impatto totale di un pezzo come “Rip Tear And Burn” strappa comunque un sorriso, ma purtroppo le altre canzoni su questo stile non hanno lo stesso tiro, in quanto affossate da breakdown banalissimi o da uno sviluppo senza capo nè coda. In generale, gli Impending Doom sono senz’altro un gruppo onesto, ma a volte anche scioccamente ottuso. Possiamo anche arrivare a capire il voler essere fedeli alla linea, ma una variazione ritmica o un vero riff in più non ci rendono immediatamente dei venduti… o sì?
