5.5
- Band: IMPERIA
- Durata: 00:58:56
- Disponibile dal: 22/02/2019
- Etichetta:
- Massacre Records
- Distributore: Audioglobe
Dopo una pausa di quattro anni tornano sulle scene i symphonic metaller Imperia, capitanati sempre dalla cantante Helena Iren Michaelsen. Seppur arrivati al traguardo del quinto album, la band fin qui non è ancora riuscita a proporre un lavoro realmente degno di nota che possa discostarli dal filone proto Nightwish/Epica (dei cui ultimi, la Michaelsen fu vocalist in tempi non sospetti). Questo nuovo “Flames Of Eternity” non sarà di certo il capitolo della loro discografia che gli toglierà l’etichetta di band ‘vorrei ma non posso’. Dei loro tentativi di miscelazione stilistica intrapresi nei precedenti lavori hanno provato a carpire il meglio e trasmetterlo in questo full-length, eppure non si riesce ancora ad esserne del tutto soddisfatti. Symphonic, Gothic, Folk tutti generi sfruttati per dar colore ai brani proposti che comunque risultano piatti, scarni di contenuti dal punto di vista lirico e cantati da un’interprete non nella sua forma migliore. Non è tutto da buttare anche perché il lavoro di per sé scorre piuttosto liscio, anche se con parabola discendente. Le orchestrazioni a tratti vacillano ma svolgono nel complesso il loro dovere (certo proponendo questo genere un occhio di riguardo maggiore sarebbe stato apprezzato), poi son presenti brani come “Blinded” e “The Ocean” che spiccano tra le altre tracce per varietà compositiva ed interpretazione: la prima, perché meno sbrodolona, risulta più diretta e d’impatto mentre la seconda ha presa grazie a quel suo riffing arabeggiante ed acchiappone. Ed a proposito di riff se il risultato finale, al netto di ripetuti ascolti, non è totalmente insufficiente la maggior parte del merito va al signor Jan Yrlund. Con il suo lavoro di chitarra, seppur senza troppi fronzoli, riesce a dare tono a tracce banali e ritrite quali “Fear Is An Illusion” ed “Unspoken Words”. Tornando ad un discorso generale anche la scelta di piazzare tutte le tracce con meno tiro, comprese le due ballad di seguito, nella seconda metà del lavoro di certo non ha giovato al risultato finale. Si sente che la band è navigata nel genere, potremmo citare anche altri brani considerabili riusciti, ma l’atteggiamento di sufficienza che traspare dalla prestazione è amareggiante. Invece di cercare soluzioni che possano dare un tratto finalmente distintivo al proprio repertorio stanno lì a rimarcare una linea solcata talmente tante volte da bucare il foglio. In definitiva “Flames Of Eternity” risulta il passo dal ‘vorrei ma non posso’ al peccaminoso ‘potrei ma non voglio’.
