IMPERIAL TRIUMPHANT – Alphaville

Pubblicato il 27/07/2020 da
voto
5.5
  • Band: IMPERIAL TRIUMPHANT
  • Durata: 00:59:19
  • Disponibile dal: 31/07/2020
  • Etichetta: Century Media Records
  • Distributore: Sony

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C’era una volta una promettente band newyorchese che, con l’album “Abominamentvm”, ci aveva dato l’impressione che il black metal americano avesse trovato una nuova ed esaltante via, alternativa al suono Cascadian e alle derive rancide e depressive di Nachtmystium, Leviathan e compagnia bella. Poi, complice forse la scarsa ossigenazione sotto le maschere rituali che nascondono i loro volti, o forse per colpa degli incensanti riscontri ricevuti, gli Imperial Triumphant hanno deciso di essere i paladini dell’avantgarde più estremo, virato senza più guinzagli verso il free jazz e la sommatoria di passaggi che dovrebbero suonare sorprendenti, ma che alle nostre presumibilmente limitate orecchie sembrano forzature. E che – lungi dal negare il loro valore come musicisti – non trovano davvero necessità in ambito black metal. Tra il precedente disco e questo “Alphaville” abbiamo avuto anche modo di vederli dal vivo e di leggere su altri portali e riviste commenti che vedono il trio newyorchese come un’esaltante rivisitazione dell’avanguardia musicale che, proprio nella Grande Mela, ha avuto nella no wave o ancor prima in Lou Reed i suoi migliori esponenti; ma, ribadendo i nostri pregiudizi verso commistioni che poco hanno da dialogare tra loro, ci pare che al massimo in “Alphaville” si possa ritrovare la supponenza un po’ perculante di “Metal Music Machine”; e tanta, troppa noia: quella provata nell’averli ascoltati su un palco, e quella che ci tocca sorbire con un’altra ora inedita di scale spinte, tempi dispari e accordi diminuiti messi in bella vista. Gli Imperial Triumphant ammiccano ai Voivod e a The Residents, tra sperimentazione, arie da collettivo intellettuale e aura di mistero, e rendono esplicito l’omaggio ad entrambe le band con le due cover che chiudono il disco; ma scrivere brani, e soprattutto scrivere del buon metal estremo, resta altro rispetto a tutto questo show of hands. Proprio le due cover e l’iniziale “Rotted Futures”, che dimostra per qualche minuto come da qualche parte quei tre genietti del 2012 siano ancora nascosti sotto l’onanismo sonoro, ci hanno portato a optare per un voto non così disastroso. Chiediamo venia a chi ama, invece, ascoltare musica che sfida le regole e sfidare a sua volta se stesso nel riconoscere i più complessi movimenti alle soglie della ricerca dodecafonica.

TRACKLIST

  1. Rotted Futures
  2. Excelsior 05:52
  3. City Swine
  4. Atomic Age
  5. Transmission To Mercury
  6. Alphaville
  7. The Greater Good
  8. Experiment (Voivod cover)
  9. Happy Home (The Residents cover)
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