7.0
- Band: IMPERISHABLE
- Durata: 00:32:12
- Disponibile dal: 29/08/2025
- Etichetta:
- Everlasting Spew Records
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Nato come un progetto personale di Brian Kinglsand, chitarrista in studio e compositore degli ultimi due album dei famigerati Nile, gli Imperishable arrivano alla svolta del primo album ufficiale in seguito all’entrata in formazione niente di meno che di Derek Roddy, batterista americano dal palmares stellare e colonna portante del drumming estremo a stelle e strisce. Visti i nomi coinvolti, quindi, non potevamo che aspettarci del fiammante death metal “all’americana” da questo “Revelation In Purity”, e possiamo tranquillamente affermare di non esserci sbagliati in questo senso.
Le sette composizioni presentate oggi infatti basano le loro fondamenta ispirazionali proprio sulle tracce solcate in passato da band come Morbid Angel, Vital Remains o gli stessi Nile, pur con un certo grado di personale interpretazione guadagnata a seguito dei numerosi anni di esperienza sul campo dei membri degli Imperishable.
Se lo stile intrapreso è quindi facilmente avvicinabile alla scuola americana, non ci sono tuttavia clamorosi scopiazzamenti di riff celebri o idee rubate a piene mani dai loro illustri predecessori, quanto invece delle solide tracce di death metal massiccio, dedito talvolta ad un blando spirito sperimentale che certo non sconvolge più di troppo i rigidi assetti abbracciati dalla band.
“Oath Of Disgust” ha la funzione iniziatrice di mostrare a tutti i muscoli tramite un brano piuttosto veloce e brutale, dotato di pochi punti di riferimento ed intenzionato a convincere attraverso l’utilizzo della forza bruta. Più enigmatico invece è lo svolgersi di “Exclusion Continuum”, dove una parte centrale ancora molto dura viene intervallata da intro e outro segnati da atmosfere che vengono dapprima accennate e poi approfondite sul finale, mostrando una oculata attenzione verso i dettagli.
Si tratta di attimi però, prima che la title-track torni a macerare prima attraverso i blast beat di Roddy, e poi grazie a delle aperture centrali più ariose che iniziano a mostrare la relativa profondità di cui è capace il songwriting di Kinglsand. “Spewing Retribution” sarà infatti l’ultima incursione a spada tratta di “Revelation In Purity”, prima che la seconda parte del platter apra la porta a soluzioni lievemente meno forsennate.
I ritmi rallentano drasticamente con “Iniquity” infatti, unico pezzo propriamente lento dell’album, su cui ci sviluppano alcune linee vocali pulite fino ad ora solamente accennate qua e là, mentre “Where Dead Omens Croon” tira fuori dal cilindro alcune spigolosità nel riffing e prodezze solistiche che riportano alla mente persino il black metal tecnico di una band come gli Emperor. Anche qua, però, si tratta di fugaci momenti di deviazione, prima di tornare alla più tipica “The Enduring Light Of Irreverence”, lungo brano finale che cerca un po’ caoticamente di unire sotto lo stesso tetto le varie anime, più feroci e più atmosferiche, mostrate ad alternanza nelle altre canzoni.
Lungi dallo splendere per freschezza o istintività, “Revelation In Purity” rivela i suoi pregi primariamente nella tecnica sopraffina dei suoi esecutori, nonché in uno studio approfondito e curato di songwriting ed arrangiamenti, rivelandosi quindi come un lavoro “di mestiere” in un certo senso, ma obiettivamente realizzato con coscienza ed esperienza da questi longevi conoscitori del buon vecchio death metal americano.
