9.0
- Band: IMPETIGO
- Durata: 00:44:48
- Disponibile dal: 1990
- Etichetta:
- Wild Rags Records
Esistono album nella storia del metal che hanno ricoperto un ruolo fondamentale per lo sviluppo di differenti sottogeneri, ed è più che lecito inserire “Ultimo Mondo Cannibale” degli statunitensi Impetigo in questa categoria di capolavori imprescindibili per capire la genesi e lo sviluppo di determinati sound o filoni. Pubblicato dalla leggendaria Wild Rags Records, etichetta che ha lanciato diverse perle durante gli anni Novata, “Ultimo Mondo Cannibale” è l’album di debutto della formazione di Bloomington (Illinois), a tre anni dalla nascita e dopo tre demo autoprodotti e un EP. Il gruppo resterà in vita fino al 1993, sempre con la stessa line up composta dal bassista/cantante Stephen ‘Stevo’ Dobbins, dai chitarristi Mark Sawickis (scomparso nel febbraio 2026) e Scott Bross, più il batterista Dan Malin. L’album, come già detto, esce nel 1990, ma la versione da procurarsi è quella della ristampa targata Morbid Records e uscita nel 1999 con diciotto tracce complessive, incluse le bonus “Bad Dreams” e “Who’s Fucking Who?”.
Quando mettiamo sul piatto del giradischi “Ultimo Mondo Cannibale” e abbassiamo la puntina, siamo al cospetto di un vero totem per la scena goregrind, in modo particolare quella legata al concept horror/splatter, che si distingue dalla corrente patologica riferibile a tutti i gruppi influenzati dal seminale “Reek Of Putrefaction” dei Carcass. Non solo: grazie al loro debutto discografico gli Impetigo cominciano anche a dare un indirizzo indelebile a quel death/grind in salsa gore tipicamente americano, che verrà perfezionato due anni dopo con “Horror Of The Zombies”.
Semplificando al massimo, l’idea che sta alla base di “Ultimo Mondo Cannibale” — per quell’epoca rivoluzionaria — è l’unione del grind primordiale di Napalm Death, Repulsion e Carcass con il thrash/core di Cryptic Slaughter e The Accüsed, oltre a una marcata impronta di death metal primitivo riconducibile a Macabre, Master/Deathstrike, Mantas/Death, Deceased, Slaughter e Necrophagia. Il lato innovativo non si esaurisce qui, perché gli Impetigo hanno anche una valenza intermediale, visto che, ispirandosi a quanto già fatto dai Possessed in “The Exorcist” e dai Necrophagia in “Season Of The Dead/Forbidden Pleasure”, vanno a esasperare il collegamento tra cinema horror e metal estremo sia a livello visuale e lirico, sia nell’utilizzo di spezzoni tratti da film di culto come intro dei pezzi. Ecco che la musica si fonde con il cinema, partendo dal titolo—orgogliosamente in italiano—in omaggio al cannibal movie del 1977 di Ruggero Deodato, ma anche dalla copertina, realizzata dallo stesso Stevo, che è un ulteriore tributo al boom di pellicole antropofagiche tricolori tra anni Settanta e Ottanta. In questo senso, le successive ristampe utilizzeranno degli artwork alternativi (non tutti realizzati da Stevo) ispirati ad altri famigerati classici come “Cannibal Ferox” di Umberto Lenzi (1981) e “Cannibal Holocaust”, sempre di Deodato e datato 1980.
Proseguendo quanto già fatto nei precedenti “All We Need Is Cheez” (demo del 1987) e “Buio Omega” (EP del 1990), la commistione tra metal estremo e cinema diventa un fattore fondamentale in “Ultimo Mondo Cannibale”, con intro estrapolati da “Paura Nella Città dei Morti Viventi” e “Zombi 2” di Lucio Fulci; “Ilsa, She Wolf Of The SS” e “Ilsa, Harem Keeper Of The Oil Shieks” di Don Edmonds; “The Wizard Of Gore” di Hershell Gordon Lewis; “Mark Of The Devil” di Michael Armstrong e “Cannibal Holocaust” di Deodato. Curiosa la scelta di utilizzare un intro che mixa un classico del genere nazisploitation/women in prison come la serie di Ilsa e un folk horror come “Mark Of The Devil” per aprire un pezzo ispirato all’horror/gotico “Bloody Pit Of Horror” di Massimo Pupillo (si sarebbe potuto pescare direttamente da qui), mentre per “Mortado” viene scelta la registrazione di uno scherzo telefonico fatto ai grinder texani Splatterreah.
L’intero disco è permeato con elementi horror e gore: basti pensare al testo di “Dear Uncle Creepy” che, oltre a essere è un tributo ai fumetti “Creepy” e “Eerie” della Warren Publishing, denuncia l’eccessiva commercializzazione e la mediocrità delle grosse produzioni di film dell’orrore anni Novanta. I punti di riferimento dei nostri sono le pellicole e i B-movies che vanno dagli anni Sessanta agli Ottanta. Gli Impetigo inventano anche personaggi horror come il serial killer di “Unadulterated Brutality” e i mostri di “Revenge Of The Scabby Man” e “Bitch Death Teenage Mucous Monster From Hell”, pezzo, quest’ultimo, che usa anche un intro fatto in studio da Stevo. Non mancano canzoni su temi di critica e provocatori sugli Stati Uniti d’America, come “Heart Of Illinois”, “Jane Fonda Sucks, Part 2” e “My Lai”.
Chiarito il concept, a livello musicale, tra i picchi c’è senza dubbio la prova vocale di Stevo, che di destreggia tra uno scream ultra-catarroso e assolutamente schizofrenico, un gutturale vicino al grindcore british dei Napalm Death con Lee Dorrian e Dean Jones degli Extreme Noise Terror, oltre al growling effettato con il pitch-shifter mutuato dalla seconda voce di Bill Steer in “Reek Of Putrefaction” e “Symphonies Of Sickness”. Il disco parte alla grandissima con l’omaggio di “Maggots” alla scena della tormenta di cagnotti presa da “Paura Nella Città Dei Morti Viventi” di Fulci, un pezzo quasi interamente strumentale che sta agli Impetigo come “Genital Grinder” sta ai Carcass.
L’album non ha mai cali di intensità, anzi mantiene il ritmo altissimo dall’inizio alla fine, complici le ottime trame di chitarre architettate da Mark e Scott, che alternano riff super catchy e quasi punk ad accelerazioni di death metal minimale in tremolo: il migliore esempio di questa formula è “Dis-Organ-Ized”, ma anche la cadenzata “Intense Mortification”, “Harbinger Of Death” e altri classicissimi del genere tipo “Red Wigglers”. I due chitarristi danno anche prova di saperci fare con gli assoli: nulla di iper-tecnico, sia chiaro, ma tra caos e melodia riescono ad aggiungere sfumature macabre e bizzarre al risultato finale. Selvaggia e originalissima la batteria di Dan, sempre preciso e diritto nei d-beat, come anche nei blast-beat, che, pur non spiccando per linearità, risultano tra i più particolari e brutali di quel periodo, sia in termini di impostazione sia come velocità raggiunte. Nota di merito al lavoro di batteria anche per l’ottimo utilizzo di orchestrazioni sui tom, che seguono la musicalità dei riff e, per esempio, in un pezzo come “Mortado”, assume anche un approccio di tipo quasi tribale e perfettamente in linea con il concept cannibalico. C’è anche un assaggio di puro grind/noise a tutta velocità con “Venereal Warts, Part 3” e “Jane Fonda Sucks, Part 2”.
I tre giorni impiegati per registrarlo nel gennaio del 1990 dimostrano che “Ultimo Mondo Cannibale” è il prodotto di una scena metal ancora caratterizzata dallo spontaneismo e dalla creatività. Un album che inconsapevolmente dà le linee guida per lo sviluppo delle correnti goregrind e death/grind a seguire, le quali abuseranno fino alla nausea la lezione del quartetto dell’Illinois. Gli Impetigo sono tutt’ora una band di culto che, in soli sei anni di attività, ha segnato in maniera indelebile l’underground a livello mondiale con due capolavori, visto che passeranno alla storia anche con il successivo “Horror Of The Zombies” del 1992, prima di sciogliersi e riformarsi per un live celebrativo nel 2007. “Ultimo Mondo Cannibale” non può assolutamente mancare dalla collezione di ogni vero appassionato di grind, death metal e film dell’orrore. Un classico intramontabile che è doveroso riscoprire anche nel ricordo di Mark Sawickis, un vero punto di riferimento per l’underground statunitense, e non solo, che tra il 1986 e il 1989 era anche l’editore della leggendaria fanzine Uniforce.
