7.5
- Band: IMPETUOUS RITUAL
- Durata: 00:50:04
- Disponibile dal: 12/05/2023
- Etichetta:
- Profound Lore
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Sebbene i maggiori riconoscimenti siano sempre arrivati dai Portal, il progetto a cui Omenous Fugue e Ignis Fatuus hanno dedicato la maggior parte della propria carriera è quello con il moniker Impetuous Ritual. Quattro album dal 2009 a oggi e una costante crescita sia a livello di personalità che di ambizioni: dagli esordi a sorpresa, per un pubblico estremamente di nicchia e ancora tutto da svezzare, a questo nuovo “Iniquitous Barbarik Synthesis”, lavoro salutato con estremo interesse da un panorama che nell’ultimo decennio ha imparato a conoscere a fondo le devianze del collettivo australiano, così come quelle di tutta quella schiera di band che – seguendo i precetti di leader come i succitati Portal, gli Ulcerate, i Deathspell Omega e ovviamente gli stessi Impetuous Ritual – da qualche tempo a questa parte hanno sposato un simile approccio astratto e dissonante.
Questo quarto full-length, come prevedibile, insiste sulle ormai classiche coordinate della formazione, configurandosi come un’opera in cui le radici death metal vengono come al solito plasmate attraverso un suono fumoso, architettato da un gruppo di musicisti che ha ormai da tempo riposto nel cassetto qualsiasi velleità armonica per abbracciare con estrema convinzione una proposta che deve essere sempre e comunque avvolgente e spiazzante nella sua densità atmosferica. Gli Impetuous Ritual si affidano a un suono sviluppato ‘in verticale’, optando per pochi spunti per traccia, calibrando ogni intervento e lasciando così spazio alla profondità. Ancora una volta, le dinamiche in vari episodi non hanno molto a che fare con il death metal – o il metal in generale – in senso classico: certo, l’opener “Sanguinary Abstraction” e altri brani dal minutaggio ridotto manifestano una furia che sa sicuramente anche di ‘extreme metal’, tuttavia, anche quando le ritmiche si fanno serrate e la band sembra sul punto di abbracciare una certa linearità, non si può dire che vi siano dei veri e propri riff a restare in mente. Al contrario, si impone puntualmente un’aria tetra, pesante, una bruma che va a creare un senso di sospensione entro cui si colloca l’altrettanto profondo growling di Ignis Fatuus.
Come già detto in passato, si può forse parlare di ‘Sunn O))) con dei contorni death metal’, con un approccio in sede di produzione talmente torbido da garantire una caratterizzazione difficilmente imitabile altrove. Se i primi due album potevano ancora contare su qualche passaggio vagamente ‘orecchiabile’, “Iniquitous Barbarik Synthesis” e il precedente “Blight upon Martyred Sentience” hanno quindi definitivamente sdoganato questo magma senza tempo, una sorta di continuum sonoro ovattato e introspettivo a cui ci si deve avvicinare con il medesimo criterio che si utilizzerebbe per ascoltare un’opera di matrice drone o ambient. Come al solito, non è musica per ogni momento della giornata e, soprattutto, non è musica per tutti: se e quando affrontato con i ‘giusti’ presupposti, “Iniquitous…” sa tuttavia confermarsi un altro capitolo di rilievo, opera di una realtà che puntualmente riesce a distinguersi e a rendere la sua materia tanto spaventosa quanto a suo modo affascinante.
