7.5
- Band: IMPRECATION
- Durata: 00:37:12
- Disponibile dal: 22/03/2019
- Etichetta:
- Dark Descent
- Distributore: Audioglobe
Introdotto dalla solita, delicatissima copertina, il secondo disco dei texani Imprecation è quel che si dice un compendio di oppressione e barbarie modellato fedelmente sui più foschi stilemi della scuola death metal novantiana. Otto brani che, parimenti a quelli inclusi nel debutto “Satanae Tenebrae Infinita”, sembrano uscire dalla stessa bolgia in cui gruppi come Blaspherian, Drawn And Quartered e Funebrarum sono soliti venerare le antiche gesta di John McEntee e Ross Dolan, tra fumi malsani e immagini di pura blasfemia a scorrere sullo sfondo.
Musica che non ha la pretesa di ingraziarsi chi non è già totalmente ‘dentro’ certe sonorità, che non verrà mai inclusa nelle playlist settimanali di Spotify e che, in definitiva, è da intendersi soltanto come il più classico dei ‘more of the same’ confezionati da fan per altri fan, con tutto ciò che ne consegue a livello di colpi di scena e aspettative. Se però oggi siamo qui a parlarvi in termini positivi di questo comeback è perché, di contro, il quintetto mette sul piatto una predisposizione naturale verso l’argomento che gli consente di ovviare alla mancanza di personalità con un songwriting sicuro e curato, abile a non impaludarsi in strutture ostentatamente cavernose e a trasmettere un senso di genuina potenza durante il suo intero svolgimento. I cambi di tempo si confermano il vero asso nella manica della tracklist: essi risultano sempre fluidi e funzionali, rendendo le transizioni fra midtempo-caterpillar e sfuriate mefistofeliche la base per un guitar work molto più vivace del previsto, in cui melodie sibilline e riff anthemici non tardano a caratterizzare i singoli episodi e a renderli immediatamente fruibili.
Laddove molti, nel tentativo di eguagliare le atmosfere di un “Mortal Throne Of Nazarene” o di un “Dawn Of Possession”, finiscono in un vicolo cieco di soluzioni ritrite e chiuse in loro stesse, gli Imprecation manifestano puntualmente l’intenzione di offrire un’alternativa ai classici che non scada in una sterile condotta da fan-boy, con tracce come “Baptized In Satan’s Blood”, “Beasts Of The Infernal Void” e “The Shepherd And The Flock” a rappresentarne al meglio le velleità infernali e il genuino spirito underground. Se rientrate fra coloro che attendono con ansia la nuova prova dei maestri Dead Congregation, questi quaranta minuti di musica non potranno che fungere da piacevole antipasto.
