7.5
- Band: IMPRECATION
- Durata: 00:40:09
- Disponibile dal: 28/05/2013
- Etichetta:
- Dark Descent
Ventitré anni. Tanto abbiamo dovuto aspettare prima di vedere concretizzati gli sforzi degli Imprecation, quartetto texano che, grazie al supporto della sempre attenta Dark Descent, riesce finalmente a consegnare alla Storia il suo primo, agognatissimo lavoro sulla lunga distanza. Un lasso di tempo enorme, bisogna ammetterlo, scandito da una manciata di pubblicazioni minori e ricompensato nel migliore dei modi da un disco – il qui presente “Satanae Tenebris Infinita” – che si candida da subito come uno degli ascolti più intensi e viscerali della stagione estiva, vera e propria manna dal cielo per tutti coloro che sono soliti nutrirsi con abbondanti dosi di death metal vecchio stampo e senza fronzoli, possibilmente imbastardito dal black metal. Il mood apocalittico e blasfemo che dalla prima metà degli anni ’90 contraddistingue i Nostri è rimasto intatto, così come la straordinaria bontà del riffing e delle ritmiche, perni inamovibili di una tracklist che non risente del benché minimo segno di stanchezza ma che, al contrario, cresce inesorabilmente con il passare dei minuti, facendo sprofondare gli ascoltatori in una pozza di catrame nauseabondo e ribollente. Stilisticamente, i nove brani che vanno a comporre il full-length appaiono come il frutto di una jam session tra Cruciamentum, Funebrarum ed Incantation, maestri nel riproporre sonorità occulte e sepolcrali, con le chitarre che suonano come autentici caterpillar e la sezione ritmica – essenziale ed incisiva – a fare da contorno, in un profluvio di up e midtempo infernali. Sono proprio questi cambi di tempo – presenti in ogni episodio e studiati con estrema intelligenza – il vero punto di forza degli statunitensi, donando grinta e spessore ad un genere che troppo spesso tende a fare della monotematicità il proprio fulcro (pensate alle recenti e comunque valide prove di Witchrist o Ignivomous). Ultimo, ma non per questo meno importante, il lavoro svolto dal growling e dalle tastiere: sgraziato ed intellegibile il primo, spettrali e mai invasive le seconde, perfette per esaltare le atmosfere dai contorni satanico/blackeggianti che aleggiano sul disco, come dimostrato dalla magnifica “The Coils Of Eden”: intro luciferina, partenza galoppante e stacco catacombale, con le keyboard che assurgono ad autentiche protagoniste del brano. Escludendo una produzione poco corposa e la pacchianeria del soggetto ritratto in copertina, “Satanae Tenebris Infinita” è quello che si dice un dischetto con tutti i crismi del mestiere. Garantisce il marchio Dark Descent.
