7.0
- Band: IMPRECATION
- Durata: 00:27:47
- Disponibile dal: 30/06/2025
- Etichetta:
- Nuclear War Now
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Un ritorno discografico che è anche – e soprattutto – l’ultimo saluto ad un compagno di battaglia scomparso.
Con “Vomitum Tempestas”, corposo EP di sette tracce pubblicato senza troppi proclami dalla Nuclear War Now! di Yosuke Konishi, etichetta abituata a lasciare che sia il passaparola dei fan a spingere le proprie uscite, gli Imprecation decidono di celebrare l’eredità artistica dell’ex batterista/membro fondatore Ruben Elizondo (morto di Covid-19 nell’agosto 2021) attraverso un mix di inediti, ripescaggi e versioni alternative di brani che non si sposta ovviamente di un centimetro dal loro death metal barbaro e sulfureo.
Una raccolta che elabora il lutto partendo da una manciata di episodi lasciati incompiuti da Elizondo e portati a termine grazie all’intervento dietro le pelli di Matt Heffner (Cruciamentum, Oath of Cruelty), e che lungo il suo percorso dà anche modo di riassaporare la vecchia “Unlock the Ancient Portals of the Faceless Lord”, dallo split con i compianti Blaspherian, e la sempre ottima “Devil’s Furnace”, inclusa nell’ultimo full-length “In Nomine Diaboli” e qui presentata nella sua forma originaria e selvaggia.
Infine, a coronamento di questa mezz’oretta di musica, troviamo la title-track, outro strumentale che, se da un punto di vista strettamente formale non aggiunge granché all’ascolto, con il suo assolo di batteria riesumato dall’archivio di registrazioni in sala prove congeda il musicista texano in modo tanto semplice quanto toccante.
Date le premesse, è inevitabile che l’insieme possa apparire meno coeso di ciò a cui siamo stati abituati da dischi come “Satanae Tenebris Infinita” o il suddetto “In Nomine…”, ad oggi l’opera più riuscita e completa dei Nostri, ma ciò non significa che il mini deluda le aspettative o intacchi la reputazione guadagnata dal gruppo di Houston in anni di lotte underground, anzi.
La cura riposta nel materiale è e resta quella di una realtà espertissima che, nell’affrontare un certo tipo di death metal americano, a cavallo tra Funebrarum, Incantation e Vital Remains, non manca pressoché un colpo in termini di riff e costruzione dei singoli episodi, forieri come sempre di assalti al calor bianco, digressioni atmosferiche (con qualche tastiera a riecheggiare sullo sfondo) e parentesi in cui la sezione ritmica avanza a mo’ di caterpillar per schiacciare tutto e tutti sul proprio cammino.
Una proposta vibrante, sentita, calda come la terra di origine del quintetto (o, più prosaicamente, l’Inferno), che anche qui non manca di venire incanalata in una serie di canzoni poderose (si sentano “Wretched Majesty” o “Cursed into Black”) che il lavoro di mixing/mastering della leggenda Harris Johns (Kreator, Immolation, Sodom) rifinisce nel dettaglio per un risultato finale di cui, ne siamo certi, Elizondo sarebbe stato fiero.
Fan della band e amanti del death metal tradizionale non dovrebbero sottovalutarne la portata.
