IMPURE WILHELMINA – Antidote

Pubblicato il 15/05/2021 da
voto
7.5
  • Band: IMPURE WILHELMINA
  • Durata: 00:52:44
  • Disponibile dal: 21/05/2021
  • Etichetta:
  • Season Of Mist
  • Distributore: Audioglobe

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E’ con colpevole ma involontario ritardo che accogliamo, per la prima volta in assoluto, gli svizzeri Impure Wilhelmina sulle pagine di Metalitalia.com. Difficile e complesso, difatti, approcciarsi ad una band fondata nel 1996, con sulle spalle già sette album sulla lunga distanza (compreso il qui recensito “Antidote”) ed una storia sicuramente interessante e corposa da portarsi dietro senza averne praticamente neanche una conoscenza di base, se non un sentito dire oppure un consiglio d’ascolto rimasto nel passato a marcire. Ci siamo dunque rimboccati le maniche, abbiamo scavato e studiato in profondità nella discografia della formazione di Ginevra, ed ora eccoci qua piuttosto preparati su Michael Schindl e compari…
Nata come band post-hardcore con una decisa passione per dissonanze ed influenze sludge e doom a prevalere (l’acerbo “Afraid”, esordio edito nel 1999), gli Impure Wilhelmina sono piano piano maturati e progrediti in un ibrido piuttosto indefinibile nel corso dei seguenti tre album, “I Can’t Believe I Was Born In July” (2003), “L’Amour, La Mort, L’Enfance Perdue” (2005) e “Prayers And Arsons” (2008), nei quali sensazioni progressive e più melodiche, così come sfuriate estreme rasenti il post-black metal, si sono innestate in una base sempre post-core raschiata dalla voce belluina del leader maximo Schindl. La vera svolta si è avuta però nel 2014, dopo un ampio lasso di tempo trascorso nel silenzio, con il quinto disco “Black Honey”, che ha segnato l’introduzione della voce pulita nel songwriting dei Nostri, aprendo il loro stile verso punte nostalgiche post-rock o alt-metal, a seconda di come lo preferiate definire. “Black Honey”, decisamente più leggero e accessibile di tutto quanto fatto prima, fa drizzare le antenne alla Season Of Mist, che prende sotto la sua protezione gli svizzeri e nel 2017 pubblica loro “Radiation”, altro passo in avanti verso un’accessibilità melodica marcata ed un’orecchiabilità mai avuta fino allora; si estremizzano gli estremi, come spesso accade quando una band matura ed amplia le vedute, e si passa facilmente da un chorus strappalacrime ad un assalto in tremolo-picking.
Giungiamo finalmente al presente, quando altri quattro anni sono trascorsi e gli Impure Wilhelmina se ne escono con la loro settima creatura, “Antidote”, un lavoro che, allo stesso tempo, prosegue l’evoluzione stilistica del gruppo guardando in avanti e riprende diversi elementi dal passato, elementi che, come ad esempio lo scream e le divagazioni progressive, sembravano accantonati per sempre in favore di una chiara volontà di risultare più immediati possibile. Fa molto piacere, quindi, poter considerare “Antidote”, forse anche figlio mentale dell’anno di pandemia trascorso, come un rimettersi in gioco per i ginevrini, di certo arrivati ad un importantissimo momento della loro vicenda. Sia d’esempio, in tal senso, il pezzo “Dismantling”, che contiene il ritornello più catchy del lotto e le accelerazioni più brutali, una dicotomia non certo innovativa in ambito metal o hardcore, ma che gli Impure Wilhelmina dimostrano di padroneggiare molto bene. In un brano del genere abbiamo una serie di riferimenti piuttosto disparati, dai The Ocean agli Imperium Dekadenz, dai Katatonia ai Converge, dai Motorpsycho agli Emperor, e nonostante ciò si riesce comunque a riconoscere una bella impronta personale e storicamente valida.
“Antidote” è un album che cresce, sia con gli ascolti, sia proprio nel computo della tracklist, regalandoci le tracce migliori nella sua seconda parte, dove il piglio hard rock di “Vicious”, l’evocativa malinconia di “Torrent” e la progressione epica ed intima di “Unpredicted Sky” ci aprono la mente sulla bravura compositiva di questi quattro ragazzi ormai di una certa età. A tratti, e prendetelo come uno dei pochi spunti negativi di “Antidote”, solo la prestazione vocale di Schindl ci pare non tanto ispirata e non su livelli eccelsi. Poi, chiaro, la trasversalità insita nella band può non aiutarla nel ritagliarsi una bella fetta di estimatori, probabilmente impauriti dalla poca definizione della proposta dei Nostri. Ma il bello spesso sta proprio qui: essere riconoscibili e personali abbracciando molteplici influenze. Molti non ce la fanno o non sono abbastanza bravi; gli Impure Wilhelmina pare ce la facciano bene, un grosso applauso.

 

TRACKLIST

  1. Solitude
  2. Midlife Hollow
  3. Gravel
  4. Dismantling
  5. Jasmines
  6. Vicious
  7. Torrent
  8. Unpredicted Sky
  9. Antidote
  10. Everything Is Vain
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